“Venduti ai Minori”

“Venduti ai Minori” è l’indagine promossa dal Moige sulla vendita ai minori di prodotti vietati o inadatti: alcol, tabacco, cannabis, gioco d’azzardo, pornografia, videogiochi 18+. Obiettivo della ricerca è comprendere i termini della complicità dei venditori, verso i minori attraverso un atteggiamento di illegalità, unito ad di scarsa attenzione alla salute e alla crescita sana dei nostri figli. L’indagine, curata dal prof. Tonino Cantelmi dell’Università Europea di Roma, ed il suo team.

Il campione è composto da 1388 soggetti: 794 maschi, 591 femmine. I ragazzi intervistati hanno dagli 11 ai 17 anni, con un’età media di 14 anni; il campione risulta sufficientemente bilanciato, con una maggioranza relativa di studenti di 13 anni (19%). Rispetto alla collocazione geografica il campione risulta così distribuito: 420 studenti provengono dal Centro Italia (30%), 295 dal Nord Italia (21%) e 673 dal Sud Italia (49%).

Accesso dei minori all’alcol: il campione intervistato riconosce come serie e permanenti le conseguenze del bere (58%), tuttavia questo fattore non è sufficiente ad inibire il comportamento trasgressivo, per cui anche tra coloro i quali lo ritengono rischioso ci sono molti bevitori. Inoltre, il restante 42% del campione sottostima in maniera preoccupante il rischio del consumo di alcol: il 37% di loro ritiene che i rischi siano pochi o temporanei, mentre il 5% ritiene addirittura che bere alcolici non comporti alcun rischio.

Minori e Alcol

Il 78% del campione conosce correttamente la norma che vieta la vendita ed il consumo di alcol ai minori di 18 anni. Tuttavia, permane una percentuale significativa che è confusa rispetto a questo argomento: il 18% ritiene che il divieto sia per minori di 16 o 14 anni, mentre ben il 4% non sa che la vendita ed il consumo degli alcolici sono regolamentati da una legge, e risponde che non esiste nessun divieto.

Emerge che il 31% del campione non ha mai bevuto, mentre il restante 69% lo ha fatto almeno una volta. Tra questi si riscontrano risposte diverse rispetto al motivo per cui scelgono di trasgredire, la maggior parte di loro, il 20%, lo fa per sentirsi più allegro/energico, seguita dal 17% che lo fa per rilassarsi/svuotarsi la mente

C’è una correlazione positiva tra l’aver ricevuto informazioni a casa e a scuola circa i rischi del bere e la conoscenza della norma. Inoltre, non pare ci sia correlazione tra il bere e l’essere parte di un gruppo di amici che bevono.

I giovani intervistati affermano di acquistare alcolici, principalmente, nei locali quali pub o discoteche (41,5%) o nei bar (23%), e questo sembrerebbe confermare l’utilizzo “sociale” che fanno dell’alcol, legato appunto al sentirsi più allegri in situazioni di gruppo; la restante parte del campione compra alcolici al supermercato (18,5%), al ristorante (7%) o all’alimentari (2,4%).

L’accesso dei minori al fumo: gran parte del campione intervistato riconosce come serie e permanenti le conseguenze del fumare (87%), tuttavia questo fattore non è sufficiente ad inibire il comportamento trasgressivo, per cui anche tra coloro i quali lo ritengono rischioso ci sono molti fumatori. Inoltre, risulta preoccupante che il 13% degli under 18 ritiene che i rischi siano pochi, temporanei o addirittura inesistenti.

Fumo e Minori.

L’82% conosce correttamente la norma che vieta la vendita ed il consumo di sigarette ai minori di 18 anni; il restante 18% tuttavia mostra confusione sull’argomento, indicando età diverse per il divieto (14 o 16 anni) o addirittura la mancanza di qualunque normativa al riguardo.

Emerge che il 64% del campione non ha mai fumato, mentre il restante 36% lo ha fatto almeno una volta. Tra questi la maggior parte ha iniziato a fumare a 14-15anni (43%), seguiti da chi ha iniziato a 12-13 anni (38%), dai giovanissimi, che hanno iniziato a meno di 11 anni (10%), ed infine da chi ha iniziato a 16-17 anni (9%). Il motivo per cui la maggior parte di loro (il 66%) sceglie di fumare è la curiosità, mentre il 14% lo fa per rilassarsi. La restante parte del campione ha iniziato per sentirsi importante (6%), perché in casa i genitori fumano (2%), perché fumano gli amici (3%) o per altre motivazioni (9%).

Cannabis Ligh e Minori

L’accesso dei minori alla cannabis e cannabis light: il campione intervistato riconosce come serie e permanenti le conseguenze del consumo di cannabis (68,1%), tuttavia, questo fattore non è sufficiente ad inibire il comportamento trasgressivo, dunque pare evidente che i giovani fumatori di cannabis sottostimino il rischio per sé stessi. Inoltre non è da sottostimare il dato che il 7,5% dei minori ritiene che la cannabis non abbia nessun tipo di effetto sulla salute e sullo sviluppo. I minori riconoscono che la cannabis possa indurre a comportamenti rischiosi (molto: 42,8%; abbastanza: 30,8%), ma anche in questo caso coloro che consumano cannabis tendono a minimizzare i rischi, tanto che circa il 12% del campione ritiene che utilizzare sostanze psicotrope non comporti nessuna alterazione del comportamento.

Il 54,1%, conosce correttamente la norma che vieta la vendita ed il consumo di cannabis; tuttavia, percentuali rilevanti del campione ritengono che sia legale su prescrizione medica (25,5%) o vietata solo ai minori di 18 anni (17,7%), questi dati indicano che poco meno della metà del campione è confuso circa la normativa vigente. Per quanto riguarda la cannabis light i ragazzi, tuttavia, non conoscono la norma che ne regolarizza la vendita e l’utilizzo, tant’è che solo il 27% di loro sa che è un prodotto tecnico e da collezione, non adatto alla combustione e vietato ai minori di 18 anni. Gli altri rispondono che è legale e si può fumare (27%) o che è sempre illegale (26%).

L’accesso dei minori al gioco d’azzardo: il campione intervistato riconosce come serie e permanenti le conseguenze (49,6%), tuttavia, la restante parte del campione non riconosce adeguatamente il rischio del gioco d’azzardo, infatti circa l’11% del campione risponde che giocare d’azzardo non ha conseguenze di nessun tipo. Ciò è probabilmente dovuto al fatto che i rischi non sono fisici, ma principalmente psicologici.

Gioco d’azzardo e minori.

L’83%, conosce correttamente la norma che vieta il gioco d’azzardo ai minori di 18 anni; tuttavia, il restante 17% si mostra confuso rispetto al limite imposto dalla legge.

Emerge che il 70% del campione non ha mai giocato in un esercizio commerciale, e che l’83% di loro non ha giocato d’azzardo nemmeno on line. I giochi d’azzardo che i ragazzi preferiscono sono le scommesse sportive (58,3%) e i gratta e vinci (24,4%), mentre on line preferiscono soprattutto le scommesse sportive (42%).

L’accesso dei minori ai contenuti pornografici:il campione intervistato sottostima, in generale, i rischi. infatti il 35% di loro ritiene che non vi sia alcun rischio, ed il 26% che siano pochi. Solo il 17% di loro dice che possono essere molti. Possiamo ipotizzare che una così bassa considerazione dei rischi connessi alla visione in età prematura della pornografia sia dovuta alla “normalizzazione” di questi contenuti, considerati ormai comuni e fruibili da tutti in modo semplice e gratuito.

Sebbene la maggioranza degli intervistati (52,8%) conosca la norma che ne vieta la vendita e la visione di materiale pornografico ai minori di 18 anni, è comunque alta la percentuale di coloro che ritiene ne sia solo consigliata la visione ad un pubblico adulto (32,9%) o che sia vietato ai minori di 14 anni (14,3%).

Emerge che il 52,5% del campione ha visto, foto e video pornografici (il 38,7% vede foto e video; il 5,8% solo foto; l’8% solo video). Tra questi, il 32% dice di averlo fatto poche volte, il 27% qualche volta, il 22% molto spesso e il 19% spesso. Gli intervistati dicono di guardare materiale pornografico principalmente da soli (60,94%). Tale dato probabilmente suggerisce che i ragazzi utilizzano il materiale pornografico per esplorare la propria sessualità, in un’età in cui questa si fa man mano più presente.

L’accesso dei minori ai videogiochi con contenuti non adatti alla loro età: il campione intervistato sottostima, in generalei rischi, infatti il 33,6% ritiene che non vi sia alcun rischio ed il 42,3% che ce ne siano pochi; in particolare sembra che gli studenti delle superiori tendano a ritenere più bassi i rischi, rispetto ai compagni delle medie. Solo il 24,1% del campione dice che possano essere molti. Ciò è probabilmente dovuto al fatto che i rischi non sono strettamente fisici, ma principalmente psicologici.

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