“IL MITO DEL POP. Percorsi italiani”.

Nuova luce e nuovo lustro alla POP ART  made in Italy.

 

Nel mondo dell’arte gli Anni Sessanta sono stati contrassegnati dalla grande arte così detta POP, ovvero Popular:  lettura in chiave visiva della produzione in serie, del boom economico, dell’accessibilità a tutti, o quasi, di quegli oggetti, sino a qualche anno prima elitari. Un nuovo  modus vivendi costellato di simboli e di icone di cui gli artisti si servono per suggellare il loro esserci qui ed ora. Città e metropoli invase da manifesti pubblicitari che persuadono al consumo della Coca Cola o della salsa di pomodoro in scatola; orientazione del gusto verso la lettura dei giornalini a fumetto; miti del mondo del cinema come l’intramontabile Marylin Monroe; volti di politici  come Jhon Fitzgerald Kennedy, il cui percorso da Presidente degli Stati Uniti d’America è stato contrassegnato da piccanti rumors  per la sua relazione sentimentale con Norma Jean Morteson; o l’icona di stile ed eleganza come Jacqueline Bouvier, moglie di Kennedy. Tutto questo è il nuovo universo POP degli anni della guerra fredda tra Est e Ovest del mondo.

Europa e Italia in particolare hanno elaborato declinazioni POP in modo autonomo rispetto al mondo a stelle e strisce. Ed è proprio questo il fulcro della mostra “Il mito del POP. Percorsi italiani”, curata da Silvia Pegoraro, in cui sono state raccolte circa 70 opere, alcune delle quali inedite, per gettare una nuova luce di autonomia alla via del POP italiano i cui punti propulsivi sono stati Roma e Milano.

La Tartaruga di Plinio de Martiis e  La Salita  di Gian Tomaso Liverani sono state le gallerie d’arte di riferimento per gli artisti pop del secondo dopoguerra come Franco Angeli con le sue lupe e aquile romane e la banconota del dollaro americano serigrafata; Mario Ceroli autore di imponenti scenografie seriali;  Tano Festa con le personali riletture dei maestri del passato come Michelangelo; Mario Schifano con le rivisitazioni di celebri immagini pubblicitarie quali Coca Cola e Esso e Mimmo Rotella il cui nome è legato all’operazione di decollage degli advertisement.

A Milano il cuore del dibattito pop è stato lo Studio Marconi, da cui sono passati Valerio Adami, Enrico Baj,  Lucio Del Pezzo, Mario Schifano, Emilio Tadini e tanti altri ognuno portando il proprio contributo originale all’evoluzione della vena POP italiana.

La mostra è, inoltre, un’occasione per ricordare e celebrare nel trentennale della  scomparsa, Ettore Innocenti, artista pop di scuola romana, che fu sempre strettamente legato alle sue origini  pordenonesi.

Il gusto tutto europeo e italiano, prima ancora che nei riferimenti alla tradizione artistica, si manifesta – spiega la curatrice Silvia Pegoraro – in tutti questi artisti nella forte istanza d’intervento artigianale/ manuale, lontana dalle tecniche prettamente industriali utilizzate dalla POP ART Americana. Una originalità che le opere in mostra confermano.”

 

 

 

 

Mostra promossa e organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Pordenone in collaborazione con l’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale della Regione Friuli Venezia Giulia, con il contributo di Fondazione Friuli e con il sostegno di Credit Agricole Friuladria e Itas Mutua.

 

Info: “IL MITO DEL POP. Percorsi italiani” , Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Armando Pizzinato, Viale Dante n. 33 – Pordenone – www.artemodernapordenone.it  Dal 13 maggio all’8 ottobre 2017. Comune di Pordenone – tel. 0434/ 39291 – 392941.

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