Freya Stark, la prima Travel Writer

Dall’Himalaya alla Persia, svelò al mondo i misteri e i segreti dell’Oriente.

S’imbarcò da sola su un cargo del Lloyd Triestino diretta a Beirut, il 18 novembre 1927: aveva trentaquattro anni e quello sarebbe stato solo il primo di tanti viaggi che la portarono in Siria, Libano, Iraq, Iran e Afghanistan.

Del resto il viaggio era nel suo destino fin dalla scelta del nome, omaggio a un racconto di Conrad: “Freya delle sette isole”. Nacque a Parigi dove il padre faceva il pittore e la madre la pianista; crebbe tra l’Inghilterra e l’Italia, ad Asolo, immersa nello spirito libero, bohémien e anticonformista che frequentavano i suoi genitori. A tre anni parlava già inglese, italiano e tedesco e, poco dopo, divenne un accanita divoratrice di classici e libri di viaggio; per perfezionare la sua conoscenza decise di frequentare la facoltà di matematica all’università di Londra, ma il dramma della Prima Guerra Mondiale sconvolse i suoi piani. Rinunciò alla laurea, tornò in Italia, si iscrisse a un corso d’infermiera e fu mandata al fronte. Terminata la guerra, Freya e la madre comprarono una casa a Ventimiglia e avviarono un commercio di fiori, ma una forza più oscura continuava a spingerla verso frontiere sconosciute e così nel 1921 cominciò a studiare l’arabo da un frate cappuccino, finchè la morte improvvisa dell’amata sorella non le scombussolò la vita e le diede il coraggio per dar vita ai suoi sogni. Nel 1927 s’imbarcò per Beirut e il destino portò Dame Freya Stark (così la nominerà la regina nel ’72) a diventare una delle più grandi viaggiatrici-esploratrici del ‘900 e la caposcuola del Travel Writing. Era anche cartografa: fu la prima a mappare le Valli degli Assassini in Persia e a localizzare le rovine del castello di Alamut, vicino al Mar Caspio.

Il primo passo per esplorare quel mondo tanto diverso da quello occidentale era studiarne le lingue; sosteneva: “Anche il paese più spento ha una sua anima, ma devi essere in grado di capire cosa dicono le persone, e non solo le parole, ma i pensieri che le formano.” Partì in totale solitudine e lo fece infischiandosene dei pregiudizi; all’epoca le donne che viaggiavano sole erano considerate eccentriche e irrispettose delle regole di buon comportamento. Alle signore era consentito allontanarsi da casa solo per motivi di salute o per dimenticare un amore infelice. “Per viaggiare bisogna essere soli”, sosteneva invece Freya, “se si va con qualcun altro tutto finisce in chiacchere.” Infatti lei faceva rotta verso mete inusuali e poco conosciute scortata da guide locali. Nei momenti di sosta disegnava mappe e scattava foto in bianco e nero con la sua Leica.

Freya non era bella, piccola di statura, aveva il viso deturpato da un incidente avvenuto a tredici anni che le costò metà volto, un orecchio e la palpebra destra, lasciandole una cicatrice che cercherà di camuffare indossando velette o curiosi cappellini. I suoi preferiti erano quelli di Dior; di fatti, Miss Stark, sapeva rimediare alla scarsità di appeal con un abbigliamento sontuoso e illuminando d’intelligenza i suoi occhi verdi. Di quegli occhi s’innamorarono in parecchi, ma lei si lasciava sedurre più facilmente da avventure e paesi esotici piuttosto che da pretendenti senza spina dorsale per tenerle testa. Così cedette alle avance solo due volte: il primo fortunato fu un medico di Bologna che la chiese in sposa e poi ruppe il fidanzamento senza spiegazioni. Lei si rifece convolando a nozze nel 1947 con Stewart Perowne, noto archeologo e poi diplomatico, governatore delle Barbados. Ma durerà poco. Nel 1952 Freya chiese il divorzio per incompatibilità: Stewart era tanto affascinante quanto omosessuale. Tornata single si dedicherà al suo unico e vero amore: il viaggio.

La sua vita avventurosa è narrata in quattro volumi autobiografici redatti nella sua casa di Asolo, oggi nota come Villa Freya, e di cui aveva progettato gli interni in uno stile che echeggiasse le amate atmosfere mediorientali, in attesa di viverle di persona ancora e ancora. Trascorse lì i suoi ultimi anni di vita; smise di viaggiare solo compiuti gli 88 anni e si spense nel 1993 ormai centenaria.

http://www.museoasolo.it/

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