Elezioni provinciali Trentino 2018: veleni e alleanze nel Trentino che cambia

L’Italia è a un bivio. Chi lo avrebbe mai detto che da una provincia piccola come il Trentino potessero dipendere i destini della politica nazionale? Eppure, a poco più di un mese dalle elezioni provinciali che andranno a definire chi governerà il Trentino per il prossimo lustro, è più che mai chiaro come tutta la politica nazionale debba guardare alle verdi vallate di questa provincia del nord.

Dopo decenni di incontrastato governo del centrosinistra si presenta l’occasione che il centrodestra aspettava da tempo. Le forze che avevano governato la provincia sono nel caos e solo dopo infinite lotte interne hanno definito il proprio candidato presidente nella persona dell’ex senatore Tonini.

Il vuoto che lascia questo centrosinistra in decadenza, trascinato sempre più a sinistra dalla presenza di forze come Libera di Ghezzi, che afferma di ispirarsi a personaggi come Mujica e Don Milani, si amplia con l’uscita di scena del grande centro civico capitanato dall’assessore uscente Carlo Daldoss, abbandonato dagli stessi sindaci Valduga e Oss Emer che lo avevano precedentemente incoronato. Daldoss abbandona la competizione politica rifiutando di fare semplicemente rappresentanza e vedendo una volta per tutte sfumare ogni prospettiva di vittoria.

Davanti all’oceanica coalizione di centrodestra rimangono soltanto un centrosinistra ridotto ai minimi termini e alcune liste vaganti, alcune più degne di nota di altre ma comunque senza la prospettiva concreta di impedire alla corazzata leghista di prendersi Piazza Dante.

La coalizione di centrodestra è composta da un numero immenso di liste, dalle civiche territoriali, che andranno ad occupare il vuoto lasciato dal grande raggruppamento teorizzato da Daldoss, quali Civica Trentina di Rodolfo Borga e Agire per il Trentino di Claudio Cia, entrambi consiglieri uscenti, alle espressioni locali dei partiti nazionali, Forza Italia di Michaela Biancofiore e Fratelli d’Italia, ad oggi senza una leadership chiara dopo le dimissioni di massa del mese di agosto. Il tutto è guidato dall’imponente macchina leghista pronta a dare al trentino il suo prossimo presidente: l’attuale sottosegretario alla Sanità onorevole Maurizio Fugatti.

Il centrodestra in generale e la Lega in particolare hanno voluto ammantare queste elezioni di un significato ideologico, adattando alla situazione locale il lessico del dibattito politico nazionale, definendo la propria compagine “coalizione del cambiamento”. Viene da chiedersi in che cosa consista il cambiamento. Forse nel sostituire il vecchio sistema clientelare del centrosinistra dellaiano noto come “magnadora” con una versione più aggiornata (segnatamente targata carroccio) dello stesso?

Il clima a un mese dalle elezioni è vecchio e stantio. Il vento nazionale ha indebolito sì la vecchia politica da Prima Repubblica fino ad oggi vivissima in Trentino ma soltanto per portarci ancora più indietro, fino ai complotti veleniferi dell’Italia delle Signorie.

In questo delirio nevrotico da successione che segue la disfatta del centrosinistra del 4 marzo scorso in tutto il Trentino, gli attori di questo spettacolo granguignolesco si confrontano e si affrontano senza esclusione di colpi, chi lanciando strali dalle colonne dei giornali, chi inveendo ai tavoli delle trattative, chi macchinando nell’ombra.

Shāh Māt, il Re è morto, lunga vita al Re. Una volta rimpiazzato il sistema di potere del centrosinistra con quello del centrodestra e sistemate le questioni impellenti di marchette e nomine, una volta insediati il nuovo padrone di questa terra (che di padroni è stanca) e la sua corte, saranno i trentini a dover fare per il prossimo quinquennio i conti con le scelleratezze che trovano spazio dietro le quinte. Complotti da Rinascimento, che nel Rinascimento hanno lasciato la Cultura.

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