David di Donatello 2017: la messa in scena della noia

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Ecco che puntuali alle 20:50 iniziano dagli “Studios” presentano Francesco Castelnuovo e Filippa Lagerbäck il tappeto rosso dei David di Donatello, prestigioso premio del cinema italiana. Tra un’intervista di Accorsi con l’esploi di un “Vaccaboia” e un urlo appassionato dei fan all’arrivo di Amendola, il red carpet si svolge in un susseguirsi vorticoso di interviste ai più grandi esponenti del cinema italiano, tra cui: Luca Argentero; Alberto Barbera; Carlo Verdone, che non perde tra l’altro occasione per poter ricordare a tutti (forse con falsa modestia?) i David già vinti, che però afferma di lavorare per rendere la vita delle persone più felice, sostenendo la funzione antidepressiva della cinematografia. Nella sua intervista, tra le altre cose, Verdone si lascia quasi scappare una preferenza, o quanto meno un augurio di vincita, per “Gr…”, fermandosi subito con fare imbarazzato.

I David iniziano puntuali alle 21:15, con uno sketch: “Io te e David”. In questo sketch troviamo Valerio Mastandrea che suggerisce come poter vincere il premio in questione, attraverso dei suggerimenti in scena, che Cattelan e Argentero mettono in atto. Toccante al punto giusto nel trattare le “minorate” con Paola Cortellesi, il tutto è un susseguirsi di regole e trucchi per poter sempre più facilmente vincere la statuetta, terminando però con la messa alla berlina degli Oscar, proponendo come metodo infallibile per vincere il David di Donatello 2017 di scambiare il contenuto delle buste.

Come l’anno scorso, è Alessandro Cattelan che inizia con una citazione:

Era un givoanetto quando inziiavo ad occuparmi dei David. Ogni anni abbiamo rinnovato l’elogio e la difesa del cinema, soprattutto italiano, perché il mio amore e la mia vita sono il cinema, ma soprattutto il cinema italiano” di Gian Luigi Rondi.

Il primo premio, consegnato da Jasmine Trinka, è per il Migliore Attore Non Protagonista, che vince Valerio Mastrandrea; in gara con Massimiliano Rossi, Ennio Fantastichini, Pierfrancesco Favino, Roberto De Francesco. E’ il quarto David che riesce a conquistare, e nel discorso di ringraziamento non manca di ricordare Joshua Algeri, attore di “Fiore”, che è morto qualche tempo prima delle odierne premiazioni.

Si intervallano alla premiazione serrata, le presentazioni dei cinque film candidati al Miglior Film. Il primo ad essere presentato è “La pazza gioia” in cui   è un incrocio da commedia e tragedia. Infatti qui non interessano gli eroi, né i malvagi, ma interessa ciò che sta nel mezzo, che forse è l’umanità.

La seconda statuetta è quella invece dedicata alla Miglior Attrice Non Protagonista. In gara troviamo: Valentina Carneluti, Valeria Golino, Michela Cescon e Roberta Mattei; è però Antonia Truppo a vincere.

Dopo essere stato introdotto in modo al quanto particolare, è Gabriele Muccino a presentare il premio per la Miglior Sceneggiatura, che viene vinto da Guaglianone, Petronio e De Angelis.

La prima novità di quest’anno è il premio che segue: la Miglior Sceneggiatura Adattata: Chiti, De Mola e Cabiddu con il loro riadattamento dell’opera La stoffa dei sogni.

Il premio invece per il Miglior Costumista, viene consegnato dal premio Oscar, Gabriella Pescucci, che, dopo essere stata accolta con finto calore dal pubblico degli studios – infatti coloro che si sono alzati l’han fatto con molto, forse troppo tempo – e dopo un più che comprensibile annuncia il vincitore: Massimo Cantini Parrini. A questo segue il vincitore per il Miglior Trucco, presentato dal Valentina Lodovini e Alessandro Bertolazzi: Luca Mazzocoli; e il Miglior Acconciatore, vinto da Daniela Tartari.

Viene interrotta la corsa contro il tempo nell’annunciazione dei vincitori di questi David di Donatello – che sembrano sempre più una gara a chi parla meno e fa prima, più che ad una cerimonia di premiazione – per la vittoria dei David Giovani che vede come vincitore Pif con “La guerra per amore”.

Angelo Bonanni, Diego De Santis, Mirko Perri e Michele Mazzucco riprendono la corsa vincendo la statuetta per il Miglior Suono, al quale segue subito David Lang e che premia, insieme come Miglior Musicista che va a: Enzo Avitabile, che vince così, alla sua prima candidatura, la sua prima statuetta.

Il David di Donatello, che tristemente non vengono neanche considerati dai vincitori stessi, per rispettivamente Miglior Film Straniero e Miglio Film dell’Unione Europea sono: “Animali Notturni” e “Io Daniel Blake”

Dopo lo stacco pubblicitario che fa riprendere un po’ di fiato, i David di Donatello riprendono con un bell’interpretazione del duetto formato da Manuel Agnelli, voce e chitarra, e un violinista (che rimarrà anonimo per voi in quanto non è stato possibile coglierne il nome) che interpretano “Across the Universe”.

Tonino Zera vince il primo David di Donatello della sua carriera dopo quattro candidature per la Miglior Scenografia. Dopo un rapido intramezzo tristemente comico, coronato dal cameo di Rovazzi alla fine, è il premio al Miglior Montaggio che viene consegnato a Gianni Vezzosi.

Segue la categoria per i Miglior Effetti Speciali, che viene dato a Artea Film e Rain Rebel Alliance International Network. E’ invece Enzo Avitabile a vincere il premio per la Miglior Canzone Originale, conquistando così il secondo David di Donatello.

E’ finalmente il momento più atteso della serata quello interrompe la carrellata di vincitori: Roberto Benigni prende il palcoscenico per ricevere il David di Donatello Speciale alla Carriera, dato dal presidente dell’Accademia del Cinema Italiano stesso: Gian Luigi Rondi.

Si torna poi al “solito tram-tram”, con il premio per il Miglior Regista Esordiente, che va a: Marco Danieli. E’ poi Michele D’Attanasio che vince il premio per la Migliore Fotografia.

Iniziano quindi le premiazioni più importanti: apre le danze Paolo Verzìn, che vince il premio per la Miglior Regia. E da regia si passa poi diretti al Miglior Documentario per Volfango De Baisi. Sono poi Trump LTD in collaborazione con O’ Groove, Medusa Film.

Finalmente, dopo due ore di corsa a seguire nomi e soprannomi di vincitori detti in maniera quasi convulsa, arriviamo ai premi più attesi:

Miglior Attore Protagonista: Stefano Accorsi, che vince così il secondo David di Donatello della sua carriera.

Miglior Attrice Protagonista: Valeria Bruni Tedeschi, che a detta di Cattelan “propone il discorso di ringraziamento migliore di tutti i tempi”.

Miglior Film: La pazza gioia.

Chiude così la premiazione dei David di Donatello. E dopo averla vista, e raccontata nel miglior modo possibile, questa serata lascia quello che avevamo prima. Non per cattiveria; non per alte aspettative; semplicemente perché quando un qualcosa non è originale, e si tende a emulare una realtà troppo lontana dalla nostra, il risultato non può che essere quello che è stato: una premiazione ridicola, quasi inesistente, dove agli attori e ai premiati tutti non è stato nemmeno dato il tempo di poter ringraziare in modo sincero, ma confinando i ringraziamenti a quei temuti 45’’ che nemmeno bastavano per presentarsi sul palco. La regia ha dimostrato poi notevoli scelte audaci: tagli improvvisi, nomi dei vincitori dei singoli premi riportati a volte sì altre no.

E’ brutto vedere come ancora una volta in Italia si cerchi di emulare qualcosa di non nostro, piuttosto che valorizzare quello che davvero abbiamo: bravi attori, bravi registi, bravi costumisti, sceneggiatori e chi più ne ha più ne metta. Un consiglio sincero: valorizziamo i premiati non come vengono dati i premi… I risultati non possono che essere questi.

Sperando in un qualcosa di migliore, eccovi la citazione che meglio esprime l’essenza vera di un attore, quella che oggi forse è stato oscurata:

“Sa qual è il sentimento che ci descrive meglio? L’assoluta libertà di un attore.”

Dejan Uberti

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