Julian Schnabel torna al cinema con l’ultimo Van Gogh

Conflitto perenne ed arte evasiva: concetti interessanti per comporre prodotti culturali, perni della vita di Vincent Van Gogh. Uscito l’altro ieri, 3 gennaio 2019, nelle sale italiane, il lungometraggio “Van Gogh. Sulla soglia dell’eternità.” ha già ricevuto notevoli elogi.

“Questo film non è una biografia, ma la mia versione della storia. È un film sulla pittura e un pittore e la loro relazione”, sono le parole pronuciate da Julian Schnabel durante la 75° Mostra d’arte Cinematografica di Venezia, che ha accolto l’anteprima del film “Van Gogh. Sulla soglia dell’eternità” di cui Schnabel è l’ideatore.

Tra dipinti e il difficile adattamento al mondo, il perpetuo cambio di luogo dettato da un disagio continuo, tra l’incompresione trasfromata in derisione e la malattia precedente la morte, si definisce la figura di un artista incredibile ed un uomo profondo, il quale avrà il proprio riconoscimento solo al termine della sua esistenza, quando la sua arte sarà riconosciuta come tale.

Van Gogh apprende la sua storia attraverso un film di cui è protagonista

110 minuti per raccontare i momenti più intensi degli ultimi due anni della vita del pittore olandese: “Ci sono moltissime parti di questo film che sono in silenzio e moltissime parti narrate in prima persona. È come se non stessimo guardando un film su Van Gogh, ma come se fossimo Van Gogh”, ha raccontato il regista.

Nel 1888 Vincent decide di lasciare la fredda Parigi, dove dal febbraio del 1886 viveva con l’amato fratello Theo: è in cerca di luce nuova, colori splendenti e aria diversa, per queste ragioni giunge in Provenza. Nelle Francia merdionale è però raggiunto dal suo aspetto strano e dal suo particolare atteggiamento, che gli costano una condivisa derisione, alla quale Van Gogh reagisce con atti simili a gesti di follia. Proprio questi ultimi saranno responsabili della reclusione presso l’istituto psichiatrico a Saint-Rémy-en-Provence.

Sono immagini coinvolgenti che non lasciano distogliere l’attenzione dello spettatore. Un’esperienza di emozioni connotate ognuna da un colore, i paesaggi che si rispecchiano nei dipinti dell’artista: lo stesso regista afferma di voler esprimere il suo io dinnanzi ai quadri di Van Gogh e non semplicemente un arida biografia.
Schnabel tratta il lato nascosto di un uomo enigmatico, spesso celato dietro la pittura.

Un artista che racconta un artista

“L’unico modo di descrivere un’opera d’arte è fare un’opera d’arte”: Julian Schnabel conferma orgoglioso il successo raggiunto del film sull’arte; argomento preferito dal regista che ricompare sul grande schermo 22 anni dopo “Basquiat“. Lo spettacolo sublime del dolore può essere descritto in modo eloquente da un uomo d’arte: quest’ultima è l’anello che collega Van Gogh a Schanbel, i cui strumenti creativi sono la cinepresa ed il pennello.

Egli stesso è difatti un pittore, uno dei più interessanti nella immensa New York e non solo: oltre le mostre personali, alcune sue opere compaiono anche al Moma di New York, al Centre Pompidou di Parigi, alla Tate Gallery e anche in Italia, al MAMbo di Bologna e al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato.

Un attore protagonista immerso nel suo ruolo

Un grande tema, un grande regista dovranno per forza avere un grande attore protagonista: Willem Dafoe. Egli vanta il merito di aver ricevuto la Coppa Volpi per il Miglior attore alla Mostra d’arte Cinematografica di Venezia ed essere candidato ai Golden Globe 2019 come miglior attore in un film drammatico.

Questi meriti derviano senza dubbio dalla sua capacità di interpretare il ruolo che ricopre in tutto e per tutto; egli assolve con professione il suo compito e va anche oltre: Dafoe ha dipinto realmente i quadri che vengono realizzati nel film, dopo aver preso lezione di pittura dal regista. Attraverso questa tecnica nel film è visibile un ponte tra il concreto e l’emotivo. L’ottimo occhio di quest’ultimo ha individuato un perfetto attore per rappresentare Van Gogh e selezionare un cast di celebri attori.

Rupert Friend indossa i panni di Theo Van Gogh, il fratello più giovane di 4 anni dell’artista ed il punto di riferimento di quest’ultimo: l’unico acquirente dei quadri di Vincent, premuroso verso quest’ultimo.

Interprete del rapporto conflittuale e incostante tra Van Gogh e Paul Gauguin è Oscar Isaac. Accanto a questi nomi companio quelli di:
Mathieu Amalric, Emmanuelle Seigner, Stella Schnabel, Mads Mikkelsen, Anne Consigny, Amira Casar, Vincent Perez, Lolita Chammah, Vladimir Consigny e Didier Jarre.

L’emblematico titolo

Sulla soglia dell’eternità“, Saint-Rémy, 1890: sono le coordinate spazio-tempo del quadro che dona il titolo al film.

Nel “Vecchio che soffre”, altro titolo del quadro, il soggetto è un uomo che ha finito i proprio giorni, con le mani sul viso si appresta ad accogliere questa incombente verità, accanto ad un fuoco che non assolve pià la sua funzione. La stessa fiamma, che sembra prossima a spegnersi, è più accesa che mai nel film di Schnabel.

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