Cos’è la legionella: allerta nel milanese

Ama il caldo e l’umidità e predilige condutture idriche e condizionatori, dove si riproduce più rapidamente.

La legionellosi è un’infezione causata dal batterio Legionella pneumophila, di cui sono noti 50 specie diverse e oltre 70 ceppi, responsabile di una forma di polmonite battezzata morbo dei legionari nel 1976, dopo che un’epidemia si diffuse tra i partecipanti al raduno della Legione Americana al Bellevue Stratford Hotel di Philadelphia.

In quell’occasione la malattia fu contratta da 221 persone, con 34 morti. La fonte di contaminazione fu identificata nel sistema d’aria condizionata dell’albergo. La patologia torna ora a far paura a Bresso, comune alle porte di Milano, dove sono stati registrati 20 casi con 3 decessi. La stessa zona era stata già colpita nel 2014.

DOVE SI TROVA – Le legionelle, ricorda l’Iss, sono presenti negli ambienti acquatici naturali e artificiali: acque sorgive, comprese quelle termali, fiumi, laghi, fanghi, ecc. Da questi ambienti raggiungono quelli artificiali, come condotte cittadine e impianti idrici degli edifici, quali serbatoi, tubature, fontane e piscine, che possono agire come amplificatori e disseminatori del microrganismo, creando una potenziale situazione di rischio per la salute umana.

COME SI CONTRAE – La legionellosi viene normalmente contratta per via respiratoria, mediante inalazione, aspirazione o microaspirazione di aerosol contenente Legionella, oppure di particelle derivate per essiccamento.

“Le goccioline si possono formare sia spruzzando l’acqua che facendo gorgogliare aria in essa, o dall’impatto su superfici solide”, ricordano gli esperti. E la pericolosità di queste particelle di acqua è inversamente proporzionale alla loro dimensione. Gocce di diametro inferiore a 5µ, infatti, arrivano più facilmente alle basse vie respiratorie.

Sono stati inoltre segnalati in letteratura casi di legionellosi acquisita attraverso una ferita, mentre non è mai stata dimostrata la trasmissione interumana della malattia. Malgrado il carattere ubiquitario della Legionella, la malattia umana rimane rara; “i tassi d’attacco nel corso di focolai epidemici sono bassi, inferiori al 5%”.

IL TASSO DI MORTALITA’ – Il tasso di mortalità correlata all’infezione da Legionella, infine, dipende da alcuni fattori specifici (come la gravità della malattia, l’appropriatezza del trattamento antibiotico iniziale, il luogo in cui è stata contratta l’infezione stessa, le condizioni pregresse del paziente) e può variare dal 40-80% nei pazienti immunodepressi non trattati, al 5-30% in caso di un appropriato trattamento della patologia. Complessivamente la letalità della legionellosi si aggira tra il 5% e il 10%, conclude l’Iss.

I DATI SULLA LEGIONELLOSI IN ITALIA – Secondo gli ultimi dati sulla legionellosi in Italia, all’Istituto superiore di sanità nel 2015 sono pervenute complessivamente 1.569 schede di sorveglianza relative ad altrettanti casi di legionellosi; di questi 1548 sono confermati e 21 probabili. Il 78% dei casi è stato notificato da 6 Regioni (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio e Piemonte), il 22% è stato notificato dalle rimanenti 14 Regioni e province autonome. L’incidenza della legionellosi in Italia nel 2015 è risultata pari a 25,8 casi per milione di abitanti, in lieve incremento rispetto all’anno passato (25,1/1.000.000), così come il numero assoluto di casi. Tuttavia, si osserva un gradiente Nord-Sud con valori pari a 38,9 casi per milione al Nord, 25,9 per milione al Centro e 8,5 per milione al Sud.

Dei 1.569 casi notificati, 200 persone (12,7%) avevano pernottato almeno una notte in luoghi diversi dall’abitazione abituale (alberghi, campeggi, navi, abitazioni private), 82 (5,3%) erano stati ricoverati in ospedale, 38 casi (2,4%) erano residenti in case di riposo per anziani o in residenze sanitarie assistenziali o strutture di riabilitazione, 13 casi (0,8%) avevano altri fattori di rischio (carceri, comunità chiuse). Inoltre, 20 casi (1,3%) classificati come comunitari hanno riportato di aver frequentato piscine e 16 casi (1%) di aver ricevuto cure odontoiatriche.

Il 50,9% dei pazienti affetti da legionellosi presentava altre patologie concomitanti. Sempre nel 2015 i casi nosocomiali segnalati sono stati 82 (5,3% dei casi totali notificati), l’83% dei quali notificato da Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio e provincia autonoma di Trento.

Leonardo Pietro Moliterni

Presidente dell'Associaizone L'Ancora Redattore Responsabile di Cronaca e Attualità

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