Caltanissetta – Figli di Paolo Borsellino parte civile contro i tre poliziotti accusati di depistaggio

L’atto d’accusa di Fiammetta: “Lo Stato non c’è”. In serata il ministero della Giustizia annuncia: “Ci costituiremo contro gli imputati”.

Al via l’udienza preliminare a Caltanissetta

dal nostro inviato SALVO PALAZZOLO20 settembre 2018

CALTANISSETTA.

Fiammetta Borsellino, la figlia di Paolo e Agnese, arriva di buon mattino al tribunale di Caltanissetta. Nell’aula intitolata a “Gilda Loforti” – una giudice coraggiosa stroncata da un brutto male – non c’è ancora nessuno. Fiammetta si siede su una panca e aspetta paziente.

Da 26 anni, lei e i suoi fratelli Manfredi e Lucia aspettano pazienti di sapere chi ha tenuto lontana la verità sulla morte del loro papà, Paolo Borsellino, il procuratore aggiunto di Palermo che voleva scoprire gli assassini del suo amico Giovanni Falcone. Ma fermarono anche lui, 57 giorni dopo. E poi venne costruita una montagna di menzogne attorno alla strage del 19 luglio 1992, attraverso il falso pentito Vincenzo Scarantino, un balordo di borgata fatto passare per novello Buscetta.

Fiammetta Borsellino con Mario Bo e Fabrizio Mattei

Ora, per la prima volta, tre uomini dello Stato sono chiamati in causa dalla procura di Caltanissetta per quel “colossale depistaggio”, come l’ha definito la sentenza dell’ultimo processo per la strage Borsellino: il funzionario Mario Bo’, gli ispettori Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo sono accusati di concorso in calunnia. I figli di Paolo Borsellino chiedono di costituirsi parte civile contro di loro.

“Seguiremo ogni sviluppo processuale della vicenda  – dice Fiammetta Borsellino – saremo impegnati in prima persona per dare un contributo all’accertamento della verità. Ma siamo qui anche per solidarizzare con chi, come la procura di Caltanissetta e non altri, sta cercando con ostinata pervicacia di venire a capo di questa matassa, che purtroppo rimane gravemente compromessa proprio a causa del depistaggio”. Fa una pausa, Fiammetta. E dice: “Oggi, in questa aula lo Stato non c’è. Né la presidenza del Consiglio, né il ministero dell’Interno o della Giustizia hanno chiesto di costituirsi parte civile contro chi ha tradito le istituzioni. E questo mi amareggia molto”. In tarda sera, però, arriva l’annuncio del ministero della Giustizia, che fa sapere di aver chiesto autorizzazione all’Avvocatura dello Stato di Caltanissetta, tramite la Presidenza del Consiglio – Ufficio del contenzioso, il 13 settembre.

Chiedono di costituirsi parte civile anche Salvatore Borsellino, il fratello di Paolo, e i figli di Adele, la sorella del magistrato. Il giudice li ammette nel processo. Chiedono tutti verità sul depistaggio. La chiede anche il presidente della commissione regionale antimafia Claudio Fava, che questa mattina è arrivato pure lui al palazzo di giustizia di Caltanissetta: “Con la commissione sto conducendo un’indagine sul depistaggio istituzionale, è importante essere qui: 26 anni dopo, finalmente, il primo atto giudiziario su una vicenda scandalosa”.

Il depistaggio fu organizzato sul campo dall’allora capo del gruppo investigativo sulle stragi, Arnaldo La Barbera, lui fu il principale suggeritore di Scarantino. Ma cosa lo spingeva? Su indicazione di chi agì? E’ morto nel 2002. Dalle indagini è emerso che La Barbera era anche un collaboratore dei servizi segreti. Per quale missione da compiere? Qualcuno sa e non parla. Gli imputati sono in aula.

Chi ordinò all’ispettore Mattei di passare degli appunti a Scarantino? Cosa sanno Ribaudo e Bo’ dei misteri di Arnaldo La Barbera? Domande su domande che adesso scandiscono l’udienza preliminare che si apre oggi al tribunale di Caltanissetta, davanti al gip Graziella Luparello. Il sostituto procuratore Stefano Luciani e il procuratore aggiunto Gabriele Paci chiedono che i tre poliziotti vengano rinviati a giudizio.

Contro Bo’, Mattei e Ribaudo si sono costituiti parte civile anche i mafiosi accusati ingiustamente per la strage di via D’Amelio: Cosimo Vernengo, Giuseppe La Mattina, Gaetano Murana, Gaetano Scotto e Natale Gambino, assistiti dagli avvocati Rosalba Di Gregorio, Pino Scozzola e Giuseppe D’Acquì. Hanno anche citato in giudizio, come “responsabili civili”, la presidenza del Consiglio dei ministri e il ministero dell’Interno. A loro chiedono un maxi risarcimento, 50 milioni di euro. Spiega l’avvocato Di Gregorio: “L’udienza preliminare è un primo importante passaggio, ma come dice la sentenza del Borsellino quater, dietro Scarantino non ci fu un mero errore giudiziario, bisogna piuttosto scoprire le ragioni del depistaggio”.

La manifestazione

Davanti al tribunale di Caltanissetta, un sit-in dei giornalisti, ci sono Roberto Ginex e Roberto Leone, rispettivamente segretario regionale dell’Assostampa e componente dellla giunta. Un sit-in e una manifestazione dal titolo “Il diritto di cronaca non si perquisisce” nata dopo l’iniziativa della procura di Catania che la settimana scorsa ha disposto la perquisizione nella mia abitazione e il sequestro di un cellulare e di alcuni hard disk. I poliziotti Mattei e Ribaudo sostengono che Repubblica.it avrebbe violato il segreto istruttorio dando la notizia dell’avvio di questo processo due ore prima dell’avviso ufficiale di chiusura delle indagini.

Per questo la perquisizione disposta dalla procura di Catania, arrivata sei mesi dopo l’articolo, iniziativa che il ministro della Giustizia Bonafede ha chiesto ai suoi ispettori di valutare. Oggi, una manifestazione si sta tenendo anche a Roma, nella sede della Federazione nazionale della stampa. “Dopo le iniziative di numerose procure, che con perquisizioni e sequestri ai danni di giornalisti e redazioni mettono a rischio tutela delle fonti e segreto professionale, i giornalisti italiani si mobilitano in difesa del diritto-dovere di informare i cittadini”, dicono Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, il segretario e il presidente della Fnsi, la federazione nazionale della stampa. Un’altra manifestazione a Palermo, organizzata dall’Unione cronisti.

E sul caso interviene l’avvocato Nino Caleca, legale di Bo’: “Mai lamentata alcuna violazione del segreto istuttorio – precisa – Piuttosto, sempre apprezzati gli articoli di Repubblica su questo argomento, per completezza ed esaustività”.

Leonardo Pietro Moliterni

Presidente dell'Associaizone L'Ancora Redattore Responsabile di Cronaca e Attualità

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