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Calcio, le scelte di Allegri in finale di Champions: le ferite della sconfitta e una piaga tecnica

Dopo due giorni di lacrime e rammarico per la finale persa contro il Real Madrid, gli hashtag si sprecano e tutto l’ambiente juventino fa quadrato attorno a se per difendere l’orgoglio che li ha portati a giocarsela comunque, nonostante l’esito drammatico della spedizione.

Ma le logica della gara, come ampiamente prevedibile, sono state decise a centrocampo, con la differenza tecnica dei protagonisti madrileni che, nel secondo tempo, hanno inciso al di sopra di ogni aspettativa bianconera, indirizzandola verso la vittoria della coppa.

Ma perché Allegri, con la squadra ovviamente, ha strategicamente deciso di affrontarla con quello schieramento? Perché, valutando le qualità dei centrocampisti avversari, non ha cambiato modulo, favorendo un confronto più fisico e meno sfrontato, potendo così gestire meglio le incursioni offensive delle merengues?

Probabilmente un Marchisio in più e un Dani Alves in meno, nella zona nevralgica della costruzione di gioco, avrebbe aiutato lo schieramento iniziale, senza l’affanno di sacrificare oltremisura il contributo di giocatori come Mandzukic.

E perché no, anche un Lichtsteiner avrebbe potuto sostenere sul piano della corsa le scorribande degli esterni, piuttosto che concedere qualche sortita di troppo.

Non è un caso che i goal siano stati procurati dalle iniziative di Kross, Modric e Casemiro, andato addirittura a segno con grande personalità.

Una lettura della partita che, al contrario di quanto affermato fino all’altro giorno, ha bocciato Allegri e il suo staff, contribuendo sostanzialmente alla sonora sconfitta subita.

Rimane però da chiarire il motivo di questa decisione, perché se nelle intenzioni del tecnico toscano c’erano quelle di dare tutto nella prima parte di gara, cercando il vantaggio per poi gestirlo nella seconda, siamo di fronte ad un’ammissione di inferiorità tecnica che ha voluto colmare con una strategia rischiosissima e dannosissima per gli esiti avuti.

Se, invece, la ragione di occupare il campo con il nuovo modulo, è stata dettata dalla paura di ritrovarsi poi a difendere troppo al limite dell’area, allora ha sbagliato a non prenderla in considerazione, perché certamente avrebbe potuto favorire contropiedi più piccanti, e forse letali per la difesa del Real.

Quando ha fatto lo spagnolo in Italia ha vinto e stravinto perché di fronte ha trovato la pochezza tecnica che offre il nostro campionato, ricevendo encomi e applausi a scena aperta da tutti gli addetti ai lavori.

Se guardando i video delle partite del Real avesse capito che in quella finale avrebbe semplicemente dovuto schierarsi all’italiana, come faceva a Cagliari agli inizi della sua carriera, forse avrebbe perso lo stesso, ma almeno l’avrebbe scoperto al novantesimo.

 

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