Dov’è finito l’entusiasmo che ha accompagnato la cavalcata verso la finale di Cardiff? E la fiducia maturata nei due anni intercorsi dall’altra, persa in maniera altrettanto schiacciante con il Barcellona? Come mai è accaduto l’esatto contrario di quanto tutto l’ambiente bianconero e gli addetti ai lavori credevano?

Domande scomode, interrogativi neanche ipotizzati sul cammino dei giorni precedenti; valutazioni che contavano poco di fronte alla difesa più forte del mondo, dinanzi a Ronaldo, ritenuto addirittura un “tornante” che avrebbe fatto la panchina nella Juve di Massimiliano Allegri, ma soprattutto davanti alla fame di successo, alla maturità della squadra, alle consapevolezze dei propri mezzi, coltivate attraverso vittorie in sequenza in campo nazionale.

Dispiace, ma tutti, proprio tutti, hanno bisogno di un ottimo oculista e forse, ora, anche di un bravo medico, che disintossichi quel veleno ingoiato durante e dopo la partita con il Real Madrid, che ha semplicemente fatto emergere le lacune a centrocampo, in parte visibili, ma che nessuno ha voluto evidenziare per evitare spiacevoli discussioni e isterismi di astinenza da Champions.

Convinzioni dettate da una smisurata voglia di stupire, talmente forte da rendere ciechi anche i più scettici, che hanno sempre conosciuto il sapore della sconfitta in campo europeo.

Ma stavolta no, c’era in ballo il pallone d’oro a Buffon, si doveva scrivere la storia di giocatori meravigliosi, capaci di difendere la propria porta meglio di chiunque altro, confortando il primo posto nel Ranking Uefa, ritenuto, ovviamente, l’esatto metro di giudizio di ogni formazione.

I numeri dicono molto, ma spesso non dicono tutto e purtroppo nessuno ha voluto confrontare il percorso delle due squadre in questa competizione.

Mentre in Italia ci si esaltava per aver battuto, Lione, Siviglia, Porto, Barcellona e Monaco, in Spagna davano per scontato i passaggi di turno con Napoli, Bayer Monaco e Atletico Madrid, nettamente più forti delle prime, o quantomeno più organizzate e complete a livello di organici.

Entusiasmi spasmodici che sono naufragati nell’oceano Atlantico poche ore fa, quando la prima vera rivale incontrata ha svelato il trucco del loro successo.

Qualità buone certamente, ma che col Real non centrano nulla, una differenza tecnica imbarazzante, emersa dopo i primi 45 minuti, senza neanche troppi sacrifici, lasciando cuocere con la propria acqua la Juve e la sua storia, fatta di sconfitte cruciali e falsi autorevoli.

Una lezione che a detta di qualcuno sarà imparata, ma che nel corso degli anni non è stata mai ripetuta, lasciando spazio, piuttosto, alla solita presunzione cosmica, che quel mondo a tinte bianconere ha sempre manifestato e forse continuerà a farlo.

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