La cornice stupenda dello stadio Friends Arena di Stoccolma ha caratterizzato un’atmosfera di vero fair play e di grande rispetto per le vittime di Manchester.

La partita è sembrata essere un contorno più che il motivo del raduno dei 50000 presenti, perché in campo, come ha poi ribadito il tecnico olandese Bosz, un po’ ci si è annoiati, per la netta superiorità fisica dello United e l’evidente inesperienza dei ragazzini di Amsterdam.

L’Ajax non ha giocato la solita partita con quel pizzico di incoscienza, ma stranamente ha ragionato su come affrontare i più scafati giganti del Manchester, perdendola sul piano tattico e mentale.

Lo schieramento di Mourinho non ha permesso ai gioielli di centrocampo e dell’attacco (su tutti Dolberg, Traoré, Klaassen e Schone), di impensierire seriamente Romero, spettatore attento, che ha mantenuto la porta inviolata grazie alla concentrazione di un reparto difensivo, coadiuvato straordinariamente dai suoi centrocampisti migliori.

Pogba, che per tutta la stagione ha mostrato di non meritare il valore economico del suo ricco contratto, finalmente si è messo a disposizione della squadra, proteggendola dagli inserimenti senza palla di Klaassen e Schone, contribuendo inoltre alla fase di possesso con le sue grandi doti tecniche e di palleggio.

Un partita che ha onorato il club dei red devils, per aver conquistato l’unico trofeo mai vinto nella storia, ma ancor di più i rivali calcistici del Manchester City, autentici gentleman e lord inglesi che, al termine della gara, hanno onorato il successo della coppa con un twitt che ha voluto testimoniare vicinanza alla città intera e ai suoi uomini feriti nella tragedia cittadina.

Un gesto che vale come una bacheca di coppe, per il quale un applauso è poco, ma la speranzosa convinzione che si possa ripartirne dal concetto, porta il City e tutta la gente di Manchester dritti dritti in Champions.

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