Il Brasile visto attraverso il festival di letteratura Flip

In Brasile in occasione del festival di letteratura Flip, che coinvolge l’editoria di tutto il paese.

Paraty, dove si svolge il festival letterario, è il più meridionale dei comuni dello stato di Rio de Janeiro. Una città antica e ben conservata. Da qui passava l’oro proveniente dalle miniere dello stato di Minas Gerais, nel sudest del Brasile. Il festival Flip nasce nel 2003 per riunire le migliori penne e le migliori menti del Brasile. Ma all’inizio, era un festival fatto esclusivamente da bianchi, per lo più maschi. C’è voluto un grande lavoro per renderlo inclusivo per le donne, per gli afrodiscendenti e per le minoranze.
Il festival non esiste solo nel tendone della piazza principale di Paraty, ci sono un sacco di eventi collaterali. Editrici ed editori prendono in gestione delle case (appartamenti o centri artistici) e per tutto il festival è lì che i lettori incontrano scrittrici e scrittori. È in una di queste case che si incontrano i gruppi che hanno animato due hashtag di cui si parla tanto in Brasile. #LeiaMulheres (Leggere donna) e #Leiamulheresnegras (Leggi donne nere). “È un atto politico”, dicono, “noi donne dobbiamo tornare a essere protagoniste della nostra vita”, tornare protagoniste in un paese dove i tassi di femminicidio sono tra i più alti nel mondo.
Nelle case sono proprio le donne ad animare gli incontri più affollati. La fila per l’autrice afro discendente Conçeicao Evaristo (non ancora tradotta in Italia) è impressionante. Sono quasi tutti giovani, e tutti con in mano uno dei suoi libri. Evaristo è stata tra le prime donne nere a studiare, insegnare, scrivere e ad avere successo.

Secondo tanti brasiliani il paese nel 2016 ha vissuto un colpo di stato, e tanti si battono per la scarcerazione dell’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva. Lula è in prigione dalla scorsa primavera, ma ha annunciato di volersi candidare alle presidenziali del prossimo ottobre. La scelta per molti è tra democrazia e fascismo.
A Casa Paratodos si respira la tensione che attraversa il Brasile. Il camion che doveva portare al festival le copie di Lula livre Lula livro è stato assalito. I libri sono spariti, mai arrivati a Paraty. I curatori ne hanno solo pochi. Che fare? Gli organizzatori decidono di lanciare direttamente il libro alle persone che sono venute per la presentazione, trasformandola in una lotta politica fatta con il sorriso.Tutti hanno voglia di leggere i testi di Beatriz Azevedo, Chico Cesar, Xico Sa, Frei Betto, Adriane Garcia, Chico Buarque contenuti nel volume. Ed è proprio Buarque che nel suo testo scrive che “chi odia Lula odia i poveri”. Marcelino Freire gli fa eco dicendo che dagli indios kayowà ai raccoglitori di carta, dalle collaboratrici domestiche ai prigionieri politici, sono le minoranze rumorose a rischiare di più senza Lula.
Ma Flip non è solo un festival fatto di politica; è anche l’occasione di vedere da vicino la letteratura brasiliana. Vale la pena citare Djamila Ribeiro. Nei suoi libri ha raccolto le lezioni di Angela Davis e Toni Morrison e traccia una storia delle donne brasiliane che è anche una lotta per mettere al centro le afro discendenti trascurate e a volte dimenticate dal femminismo occidentale.
Al festival ci sono anche Leonardo Tonus, docente di letteratura brasiliana alla Sorbona, dove ogni anno organizza un festival di letteratura brasiliana; Wagner Schwartz, ballerino e performer di fama mondiale, che ha appena pubblicato il suo primo libro; giovani scrittori e vecchi veterani come Paulo Lins e Sheila Smanyoto. E c’è anche Marcia Tiburi, candidata del Partito dei lavoratori (il partito di Lula) alla carica di governatrice di Rio. Marcia ha scritto romanzi e saggi.
E poi c’è la Festa literária das periferias (Flup), che organizza incontri nelle periferie o nelle favelas, per portare la letteratura anche alle persone che ci vivono e non riescono ad andare a Paraty. Qui la lotta è spesso una lotta culturale. Nel brano Exú nas escolas, la cantante Elsa Soares, 87 anni, si chiede come mai insieme al cattolicesimo e all’ebraismo, a scuola non si studino anche le religioni afrobrasiliane, perché Exú (e quindi l’Africa) è fuori dalla scuola. Sono in tanti a ripeterlo qui: la storia degli afrodiscendenti non viene valorizzata, studiata, diffusa.
È per riempire questo vuoto che è stata organizzata la mostra Histórias afro-atlânticas al Museo de arte di São Paulo. I curatori hanno creato dei percorsi tematici per ricostruire la storia dei paesi toccati dalla tratta atlantica, da quella schiavitù che ancora sgomenta. Quadri e sculture mostrano le tracce della presenza africana nei paesi che si affacciano sull’oceano Atlantico. Il viaggio va da Port-au-Prince a Bahia, da New York a L’Avana, e rimanda di tanto in tanto all’Europa colonizzatrice. “È un successo senza precedenti”, dicono dal museo. Ed è anche l’occasione per chiedersi come mai i neri, così tanti in Brasile, siano ancora messi ai margini.

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