Massacro in Egitto: i cristiani copti ancora nel mirino dei terroristi.

35 morti e decine di feriti. Questo il bilancio dell’attacco che questa mattina ha colpito due pullman diretti al monastero di san Samuele a Minya, nel sud dell’Egitto. Un commando di dieci uomini, a volto coperto e con uniformi militari, ha aperto il fuoco sparando in modo indiscriminato sui passeggeri, tra i quali c’erano molti bambini. A rendere l’agguato ancora più macabro, ci sarebbe – a quanto riportano i sopravvissuti – il video in cui viene ripresa la carneficina.

Dopo l’attacco, che non è stato ancora rivendicato, le forze speciali egiziane hanno bloccato tutti i punti d’ingresso e di uscita da Minya per impedire ai terroristi di fuggire.
Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha convocato immediatamente una riunione straordinaria con i vertici della sicurezza.
Il Grande Imam di Al-Azhar – massima istituzione dell’islam sunnita – Ahmad al-Tayyib, ha condannato la strage, definendola “inaccettabile” .

Due violente esplosioni hanno colpite intorno alle 21 (ora locale) Giacarta, capitale dell’Indonesia. A quanto riportano i media locali, alto è il numero di vittime e feriti.

Secondo alcuni testimoni, le due deflagrazioni sono avvenute a circa 5 minuti l’una dall’altra, in una stazione di pullman del quartiere orientale di Kampung Melayu. Si sospetta che ad entrare in azione siano stati dei kamikaze.

L’ Indonesia, paese a maggioranza musulmana più popoloso al mondo, da anni combatte contro il terrorismo jihadista. Formazioni che prima avevano giurato fedeltà ad Al Qaeda ed ora stanno rispondendo all’appello lanciato dal Califfato.

Strage al Manchester Arena: arrestati padre e fratello dell’attentatore.

Salman Abedi non ha agito da solo. Ne è certa la polizia britannica, che sta cercando il costruttore della bomba usata nella strage all’arena. Il responsabile della polizia di Manchester, Ian Hopkins, ha dichiarato che “Abedi faceva parte di una rete”.
Secondo il Ministro dell’ Interno Amber Rudd, la bomba utilizzata nella strage era “complessa”, realizzata con materiali difficili da reperire nel Regno Unito. L’attacco di lunedì “è stato più sofisticato degli attacchi precedenti” ed “È quasi impossibile che non abbia avuto aiuto”.

Si scava intanto sul passato dell’attentore. Secondo alcune dichiarazioni rilasciate da un funzionario dell’intelligence Usa all’emittente NBC News, i familiari di Abedi in passato avrebbero avvertito le autorità britanniche della sua pericolosità. Ramadan Abedi, padre del terrorista, era scappato dalla Libia di Gheddafi nel 1993 e aveva chiesto asilo politico in Gran Bretagna. Dopo la caduta del regime, era rientrato in patria.  Il quotidiano britannico Times riporta che Salman Abedi era rientrato da pochi giorni dalla Libia, dove aveva trascorso un periodo di tre settimane. Circostanza confermata anche dal padre, che al telefono con l’Associated Press he tentato di scagionare il figlio “Non c’entra niente con l’attentato, ho parlato con lui cinque giorni fa ed era normalissimo”.

A Tripoli è stato arrestato il fratello minore di Salman Abedi, Hashem Abedi, sospettato di legami con l’Isis. Al corrente dell’imminente attacco suicida del fratello Salman al Manchester Arena, sarebbe stato in procinto di mettere a segno un attentato in Libia. In un comunicato ufficiale la Rada, la polizia libica, fa sapere che i due fratelli avevano giurato fedeltà al Califfato. Nello stesso blitz oltre ad Hashem è stato portato in carcere anche il padre.

L’intelligence britannica ora deve stabilire se in Libia Salman sia stato addestrato in un campo jihadista. Dai servizi segreti francesi giunge notizia che il jihadista di recente si fosse recato anche in Siria.

La polizia di Manchester e le forze speciali oggi hanno eseguito altri sei arresti in diversi quartieri. Un uomo con in mano un pacco sospetto è stato arrestato a Wigan, nord-ovest di Manchester. Tra gli arrestati c’è anche Ismail Abedi, un altro fratello dell’ esecutore dell’attentato. Il fermo è stato compiuto nella zona di Chorlton, non lontano dall’abitazione di Ismail. Un curriculum online lo definisce esperto informatico che ha lavorato per il Manchester Islamic Centre, il centro islamico della moschea di Didsbury frequentata dalla famiglia Abedi. Fermata anche una donna a Blackley, a nord della città.

Il livello di allerta terrorismo nel Regno Unito è stato elevato da “grave” a “critico” : Scotland Yard teme infatti un imminente nuovo attacco. I siti strategici di Londra – inclusi Buckingham Palace, Westminster e Downing Street – saranno da oggi sotto protezione militare. In totale, saranno dispiegati 3800 soldati militari su tutto il territorio nazionale.

Il bilancio, ancora provvisorio, di questa orrenda carneficina è di 22 vittime ( la più piccola di soli 8 anni) e 119 feriti, di cui 20 versano in gravi condizioni. Tra questi 12 sono bambini, che lottano tra la vita e la morte.

Ariana Grande sospende il tour europeo. Annullate le date a Roma e Torino

Devastata dal dolore dopo la strage di Manchester, Ariana Grande sospende le date del tour europeo.

Stando a quanto riferito dal sito statunitense TMZ“lei e la sua squadra riesamineranno il programma del tour quando sarà emotivamente pronta.” La cantante non si esibirà quindi il prossimo giovedì a Londra. Sospese anche le date italiane a Roma e a Torino previste per giugno. Nessuna notizia ufficiale è stata rilasciata dagli organizzatori dei due concerti in Italia.

Trump a Roma e in Vaticano. A Bergoglio: “Non dimenticherò le sue parole”

“Bienvenido”: così papa Francesco ha salutato il presidente Donald Trump in visita questa mattina in Vaticano. Dopo essere stato accolto da monsignor Georg Gaenswein, prefetto della Casa Pontificia, il presidente degli Stati Uniti è stato ricevuto da papa Bergoglio in un’udienza privata di mezz’ora nella Sala della Biblioteca del pontefice.

A quanto riferisce un nota vaticana, che ha definito il colloquio “cordiale”, in primo piano è stata la promozione della pace. Gli argomenti principali hanno riguardato la situazione in Medio Oriente, il dialogo interreligioso e la tutela delle comunità cristiane. Si è parlato inoltre della collaborazione possibile tra Chiesa cattolica e Stati Uniti su salute, educazione e assistenza agli immigrati.

All’apertura delle porte della Biblioteca, il Papa ha accolto la first lady Melania, in abito nero e velo corto come prevede il rigido cerimoniale vaticano. In un’atmosfera più rilassata, papa Francesco ha fatto riferimento al tipico dolce sloveno chiedendo alla signora Trump  “Che cosa gli dà da mangiare, putizza?”. Il pontefice ha poi donato a Trump un medaglione raffigurante un ulivo, auspicando sia strumento di pace, tema sul quale le posizioni dei due sono diametralmente opposte. Francesco ha offerto inoltre al leader Usa, come fa sempre con i capi di Stato che ospita, una copia dell’ “Evangelici gaudium”, la sua esortazione apostolica sull’annuncio della Parola di Dio nel nostro disastrato mondo di oggi, e della “Amoris laetitia”, la sua seconda esortazione che raccoglie le sintesi dei due sinodi sulla famiglia da lui indetti. il Presidente ha contraccambiato i doni ricevuti con alcuni libri di Martin Luther King, paladino dei diritti civili ucciso nel 1968, spiegando che il dono “onora la speranza di King, la sua visione e l’ispirazione per le generazioni a venire”. Intorno alle 10:30, il Presidente Usa si è congedato da  Bergoglio dicendo “ Non dimenticherò mai le sue parole” e augurandogli “good luck” (buona fortuna).

 

Alle 11:10 è seguito l’incontro al Quirinale col presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Trump, accompagnato dal Segretario di Stato Rex Tillerson, ha passato in rassegna il personale schierato nel cortile del Quirinale, mentre il Capo dello Stato lo aspettava all’interno, come previsto dal protocollo. Non si è trattato infatti di una visita ufficiale, ma di un vero e proprio incontro di lavoro. “Sono onorato, lei ha un’ottima reputazione”, questo il saluto di Trump a Mattarella, nonostante i due abbiamo diverse posizioni su temi cruciali quali l’accoglienza ai migranti, l’accordo di Parigi sul clima e le misure protezionistiche.
L’incontro al Quirinale, aperto anche alle delegazioni, ha sviscerato molti temi: la lotta al terrorismo, Libia e immigrazione, anche in vista del G7 a presidenza italiana che si aprirà a Taormina il prossimo 26 maggio.

Al termine del colloquio con il Presidente della Repubblica, intorno alle 12:36, Trump ha incontrato il primo ministro Paolo Gentiloni a Villa Taverna, residenza dell’Ambasciatore Usa. Si è trattato di un incontro preparatorio prima del G7 di Taormina, che sarà occasione per mostrare l’unità dei leader e dei paesi e l’impegno comune e la determinazione contro il terrorismo, all’indomani della strage di Manchester. Tra i temi affrontati da Trump e Gentiloni anche la questione migratoria come sfida globale per il G7 di cui il presidente Usa e il premier italiano avevano già parlato nel loro incontro alla Casa Bianca un mese fa. Attenzione rivolta anche all’importanza del tema climatico e la questione degli scambi commerciali, per conciliare libertà e reciprocità.

Trump in Medio Oriente: “rara ma possibile possibilità di pace nella regione”.

 

La visita di Donald Trump a Ryad si è conclusa ieri in modo insolito. Il Presidente degli Stati Uniti, il presidente egiziano Al Sisi e il re saudita Salman, hanno posto congiuntamente le mani su un globo luminoso per inaugurare nella capitale un nuovo centro contro l’ideologia estremista.

Di fronte a una cinquantina di leader dei paesi islamici, Trump ha tenuto il suo discorso, accolto con interesse anche dalla stampa libera americana non proprio sua sostenitrice. “Non sono qui per darvi lezioni o per insegnarvi cosa potete o non dovete fare, ma per offrirvi un’alleanza. Questa non è una guerra di religioni ma un guerra tra bene e male, contro il terrorismo. Insieme possiamo sconfiggerlo.”
Si tratta di una scelta politica chiara. Gli Stati Uniti scelgono di stare dalla parte dei regimi sunniti e contano sulla loro collaborazione per sconfiggere l’Isis. Il grande nemico torna a essere l’Iran sciita. “Cacciateli via, cacciate gli estremisti dalle vostre comunità, dalle vostre moschee, dalla vostra Terra Santa”, ha continuato poi Trump. Un’alleanza politica suggellata da importanti accordi commerciali, in base ai quali Ryad comprerà armi e sistemi di difesa per 110 miliardi di dollari.

Volando direttamente dall’Arabia Saudita, Trump è oggi giunto in Israele. E’ questo il primo dato storico della nuova tappa del viaggio in Medio Oriente. Accompagnato dalla moglie Melania, Trump è stato accolto dal primo ministro Benjamin Netanyahu e dal presidente dello Stato d’Israele Reuven Rivlin.

Dopo essere stato al Santo Sepolcro, il Capo della Casa Bianca ha proseguito la visita al Muro del Pianto, il luogo più sacro dell’ebraismo, a Gerusalemme est. Trump è stato il primo presidente americano a farlo. Il forte significato politico che il Muro riveste, aveva indotto i rappresentanti Usa e Ue a evitarlo. Gerusalemme Est è stata occupata da Israele nella Guerra dei sei giorni del 1967 e annessa unilateralmente da Israele nel 1980, nonostante che i palestinesi la rivendichino come capitale del loro futuro Stato.

“Esiste un legame indissolubile tra Stati Uniti e Israele. Non permetteremo la ripetizione degli orrori compiuti nel secolo scorso”. Trump ha inoltre ricordato che “ forse adesso c’è la rara ma possibile opportunità di portare stabilità nella regione”. Netanyahu ha espresso soddisfazione per le parole del presidente americano: “Siamo d’accordo con quello che dice Trump e siamo pronti a collaborare”, ricordando che da 69 anni Israele combatte contro il terrorismo. Il premier israeliano ha poi auspicato che “un giorno anche un premier israeliano possa volare da Tel Aviv a Riad in un viaggio di pace”.
Trump ha ribadito la posizione degli Stati Uniti contro l’Iran, già espressa durante il viaggio in Arabia Saudita: “Usa e Israele possono dichiarare ad una voce che all’Iran non sarà mai, mai, mai concesso di avere un arma nucleare. L’Iran deve smettere di addestrare e finanziare i gruppi terroristici e le milizie”.

Bruxelles promuove la manovra bis dell’Italia. Richiamo su Imu, giustizia e banche

Il Commissario europeo agli Affari economici Pierre Moscovici e il Vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis danno il via libera ai conti pubblici dell’Italia per il 2017. La Commissione prende atto della manovra correttiva effettuata dal Governo nella misura dello 0,2 % del Pil. Promozione sì, ma con riserva.

Nonostante la ripresa economica sia in atto in Italia, così come nel resto del continente europeo, Moscovici sottolinea che verranno richiesti sforzi supplementari al nostro Paese. Non si parla di cifre, ma sono state indicate alcune misure che L’Italia dovrà adottare. Alcuni provvedimenti riguardano richieste già più volte rivolte da Bruxelles, come la riforma del sistema giudiziario e un mercato del lavoro più fluido. Altri riguardano invece misure che potrebbero pesare sulla campagna elettorale ormai alle porte. Moscovici chiede infatti la reintroduzione della tassa sulla prima casa per i redditi più elevati, non specificandone però la soglia. A questo proposito, il Ministro dell’Economia Piercarlo Padoan esprime la sua contrarietà: “le riforme fiscali vanno viste nel loro insieme ed io direi che cambiare idea su una tassa che è stata appena cambiata da pochi mesi non è una buona idea”

Il nostro Governo è finito sotto la lente di ingrandimento anche per le criticità nel settore bancario. Sono i sei Paesi dell’Eurozona a cui la Commissione ha raccomandato di prendere misure per ridurre i Non-Performaning Loans (NPL), ossia lo stock di crediti inesegibili presente all’interno dei bilanci delle banche. Oltre all’Italia, la richiesta è stata avanzata a Bulgaria, Irlanda, Cipro, Portogallo e Slovenia. Tra le misure suggerite da Bruxelles, ci sono legislazioni efficaci per le procedure fallimentari – ricorrendo a ristrutturazioni extra giudiziarie –  e la vendita dei crediti deteriorati a istituzioni non-bancarie specializzate.

Auto contromano a Times Square. Non è terrorismo. Arrestato il conducente

Si aggrava il bilancio delle vittime a Times Square. Una vittima – una ragazza di 18 anni – e 24 feriti, di cui 4 in gravi condizioni. Lo ha riferito in conferenza stampa il sindaco di New York De Blasio.

Secondo la ricostruzione della polizia, non si tratterebbe di terrorismo. Il conducente dell’auto, una berlina rossa, si chiama Richard Rojas. Ex militare, 26 anni con precedenti penali, poco prima delle 12 (ora locale) ha mandato in panico la Grande Mela.

L’incidente, avvenuto all’incrocio tra la 45esima strada e Broadway,  sarebbe stato causato dalla “guida sotto effetto di droghe”. Rojas avrebbe imboccato la strada contromano e perso il controllo della vettura. Secondo quando riferito dall’emittente Cbs, il conducente è stato arrestato e sarebbe sotto interrogatorio.

 

 

Paura a Times Square, auto sulla folla

New York, Times Square. Nel cuore di Manhattan un’auto ad alta velocità è finita contro i pedoni sui marciapiedi. Ci sarebbero almeno dieci feriti. Le immagini diffuse attraverso i social network mostrano un’auto semiribaltata dalla quale esce ancora fumo

Le cause non sono ancora chiare. Gli edifici sarebbero stati messi in lockdown. Il conducente dell’auto finita contro la folla di pedoni sul marciapiede a Times Square è stato arrestato.

E’ morto Alberto La Volpe, storico volto del giornalismo Rai

E’ morto a 83 anni il giornalista Alberto La Volpe. Nato a Napoli nel 1933, viveva a Roma da molti anni. Lo ha reso noto il Tg2, testata di cui fu direttore dal 1987 al 1993, inventando insieme al giudice Giovanni Falcone “Lezioni di mafia“. Contribuì alla nascita del Tg3, divenendone poi vicedirettore. Oltre all’importante e lunga carriera in Rai, La Volpe si dedicò anche alla politica.

Dopo l’esperienza come sindaco di Bastia Umbra (Perugia) dal 1970 al 1980, venne eletto alla Camera dei deputati nel 1994 con i progressisti. Fu sottosegretario ai Beni Culturali nel primo governo Prodi e agli Interni nel primo governo D’Alema. Nel 1994 prese parte alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia.

Lonate Pozzolo:arrestato il sindaco Danilo Rivolta

Parentopoli a Lonate Pozzolo, nel varesotto. Il sindaco Danilo Rivolta, eletto nel 2014 nelle liste di Forza Italia, è stato arrestato oggi dai carabinieri di Varese con l’accusa di tentata concussione, abuso d’ufficio e corruzione.

Il gip del Tribunale di Busto Arsizio ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare contro Rivolta, accusato di aver favorito il fratello Fulvio Rivolta, architetto e titolare di uno studio di progettazione, e alcuni imprenditori locali. Nel mirino degli inquirenti è finita anche Orietta Liccati, compagna del primo cittadino e attuale assessore all’urbanistica del comune di Gallarate (Va), nonché ex dipendente del Comune di Lonate.
Per il sindaco di Lonate Pozzolo si sono aperte le porte del carcere, mentre per Fulvio Rivolta e per due imprenditori i magistrati hanno disposto gli arresti domiciliari. Obbligo di firma invece per lady Rivolta e per altri due imprenditori coinvolti.

Le indagini sono partite un anno fa, nel febbraio 2016. Una dirigente della polizia locale denunciò i ricatti del primo cittadino affinché non denunciasse gli abusi edilizi. A causa delle irregolarità riscontrate in un capannone industriale, di cui Fulvio Rivolta, fratello del sindaco, era progettista, le fu intimato di intervenire per rimuovere i suoi sottoposti. Il suo diniego ha comportato, lo scorso gennaio, il mancato rinnovo del contratto alla dirigente e la nomina di un commissario personalmente individuato e assunto da Danilo Rivolta.

Non è tutto però. Il sindaco controllava direttamente l’ufficio tecnico del Comune, gestendo personalmente tutte le pratiche ritenute “interessanti”. Permessi di costruire in sanatoria ad amici imprenditori e autorizzazioni ad eseguire lavori di ampliamento e ristrutturazione di immobili. Favori lautamente pagati con ingenti somme di denaro in segno di riconoscenza.

Salvini vince le primarie della Lega. Si fa concreta l’ipotesi della scissione.

Forte di un consenso che ha raggiunto l’82,7 %, su un totale di 15mila militanti chiamati al voto, Matteo Salvini si conferma segretario della Lega Nord.

Fermo al 17% il suo sfidante, l’Assessore lombardo all’Agricoltura Gianni Fava, battuto anche nel suo feudo mantovano. Sostenuto da Umberto Bossi e Roberto Maroni, Fava valuta l’addio e apre la strada alla possibilità della scissione.
“Il nostro popolo ha parlato” commenta Salvini “sono grato a Bossi, ma non posso mettere il guinzaglio a nessuno”. E’stata questa la secca replica rivolta al senatur, che aveva auspicato la vittoria di Fava: “Spero che vinca Fava, perché se vince Salvini e la porta al Sud, la Lega è finita”.

A chi gli aveva chiesto se fosse pronto a lasciare il Carroccio in caso di vittoria netta di Salvini, Bossi aveva risposto che “ci sono migliaia di fuoriusciti ed espulsi che hanno messo assieme un partito abbastanza grande, attorno a Roberto Bernardelli: io potrei valutare la situazione, sono per continuare la battaglia per la liberazione del Nord”.
Dopo la chiusura dei seggi, il governatore Maroni ha affidato a un post su Facebook il suo commento sulle consultazioni leghiste: “Bene le primarie, sono state un utile momento di confronto e di dibattito, ma da domani tutti uniti dietro il segretario. Abbiamo una missione da compiere” – ha aggiunto – “organizzare (e vincere) il referendum per l’autonomia del prossimo 22 ottobre”.

L’esito delle primarie verrà ratificato al Congresso domenica prossima, ma Salvini ha ben chiara la strada che dovrà intraprendere il partito. In primis dovranno essere riviste le alleanze, escludendo chi in passato ha sostenuto Renzi: “Chi sta reggendo il moccolo a Renzi e alla Boschi non può essere alleato della Lega, a livello nazionale, in competizioni regionali, neanche in Lombardia”. Chiaro è il riferimento all’alleanza con il Ncd di Alfano alle prossime regionali in Lombardia, previste per il 2018.

Per quanto riguarda la legge elettorale, Salvini dichiara di voler lavorare per un‘ampia coalizione, esprimendosi a favore del sistema maggioritario. Il segretario della Lega accusa Forza Italia di incoerenza per la sua preferenza verso il proporzionale.“Ripartiamo da disoccupazione e immigrazione” , rilancia Salvini, guardando oltre i confini padani in una prospettiva nazionale e internazionale.

Elezioni amministrative 2017: Intervista a Francesca Pontani, candidata Pd a Monza

Francesca Pontani si racconta. L’amore per la sua città, Monza. La passione per la politica che nel 2013 l’ha portata a iscriversi al Partito democratico. Il tono rassicurante di un’insegnante e la risolutezza di una donna decisa e pragmatica.

Candidata alle prossime amministrative di Monza nella lista del sindaco uscente Scanagatti (Pd), Francesca Pontani è un architetto, da alcun anni insegnante, che ama molto la sua città. Romana di nascita ma brianzola di adozione, Pontani sta mettendo tutte le sue energie in questa campagna. Territorio, Educazione alla Bellezza e Cultura e Pari opportunità sono i punti nodali del suo programma.

Partiamo dal territorio. Il prolungamento della linea M5 verso nord fino a Monza e lo sviluppo sostenibile sono punti chiave del programma del sindaco Scanagatti, che Lei condivide. Cosa è stato fatto e cosa ancora c’è da fare per la riqualificazione territoriale della città?

Monza ha grandi potenzialità. Una maggiore facilità di collegamento con Milano semplificherebbe i collegamenti per i pendolari, in un contesto dove i mezzi pubblici sono carenti. Permetterebbe inoltre a Monza di trainare l’entroterra della Brianza verso una rinascita economica e culturale. Puntare sul territorio significa infatti lavorare anche con e per la cultura. Territorio, sviluppo sostenibile e culturale sono quindi strettamente interdipendenti. Grazie al lavoro di squadra possono diventare i punti nodali del nuovo quinquennio Scanagatti.

Nell’immaginario collettivo Monza ha rappresentato la capitale del benessere brianzolo. Un territorio che negli anni del boom economico ha offerto migliaia di posti di lavoro e ha rappresentato uno dei cuori pulsanti dell’economia lombarda e italiana. Considerarla luogo di attrazione culturale e turistica non è così automatico. Ci potrebbe aiutare a comprendere questa “nuova vocazione”?

Monza è una città bellissima, con un centro degno di nota che può farla diventare un polo di attrazione turistica. Non solo il Duomo e l’Arengario – antico palazzo medievale che ospita il comune – ma anche la Villa reale e il suo Parco. La giunta ha stanziato in questi anni 55 milioni di euro per il recupero e la promozione della Villa, che dal 2007 è sede della Triennale Design Museum, il primo museo del design italiano.

Lei è un architetto e ha una visione dell’urbanistica della città più precisa e articolata rispetto al politico di professione. Dopo le dismissioni delle fabbriche, le periferie cittadine presentano grandi problemi di carattere socio-economico e ambientale. Come pensa si potrebbe intervenire?

Riqualificando gli spazi urbani e implementando i servizi. Il piano regolatore (PGT) che è stato approvato dalla Giunta prevede nuove costruzioni solo nelle aree dismesse, con due precisi obiettivi: evitare una nuova cementificazione della città e riqualificare la periferia abbandonata.
L’ex Feltifricio Scotti di via Cesare Battisti, ad esempio, ospiterà un polo musicale e un Auditorium, che il comune vorrebbe utilizzare a supporto delle attività istituzionali di Villa Reale. E’ inoltre previsto un percorso ciclo pedonale che taglia l’area da via Cesare Battisti a via Scarlatti, con destinazioni commerciali – negozi e ristoranti – e residenziali.
Un altro esempio è dato dalla realizzazione di un nuovo polo scolastico che ospiterà circa 1200 studenti nell’area dismessa dell’ex Macello comunale. Un investimento complessivo di 20 milioni di euro ottenuti grazie a fondi pubblici.

Mi ha molto colpito l’espressione che ha usato per sintetizzare uno dei punti del suo programma elettorale: “Educazione alla bellezza e alla cultura”. Cosa intende esattamente?

La bellezza del mondo che ci circonda e la cultura sono valori che vanno trasmessi e insegnati, soprattutto oggi. Per farlo, è necessario partire dai giovani e fornire loro delle aree dove poter coltivare l’ arte e mettere a frutto fantasia e competenze. Le faccio un esempio: i boschetti reali, diventati purtroppo tappa anche degli spacciatori, dovrebbero essere riqualificati. Un’idea potrebbe essere quella di rilanciarli chiamando dei giovani designer, che avrebbero un’importante vetrina per farsi conoscere. Al tempo stesso, la freschezza e la originalità delle idee agirebbe da catalizzatore per i giovani monzesi.

A proposito di iniziative culturali a Monza, Lei ha citato “Libera un libro”, giunta lo scorso aprile alla sua terza edizione. In cosa consiste e a chi è rivolta?

“Libera un libro” si può definire un esempio di socialità che nasce da un’idea che Raffaella Martinetti ed io abbiamo avuto nel 2015. Consiste nell’abbandonare un libro in un punto ben visibile della città: una panchina, un bar, uno sportello bancomat. Il libro dev’essere accompagnato da un messaggio, affinché chi lo troverà sappia che quel testo non è stato dimenticato ma volontariamente abbandonato, anzi “liberato”. Una sorta di caccia al tesoro che ha portato molta curiosità e ha appassionato i partecipanti all’iniziativa.

Concludiamo con il tema delle pari opportunità, che molti considerano una sorta di “riserva naturale” dedicata alle donne. Per Lei invece rappresentano il cuore della sua partecipazione politica.

Uno dei motivi per cui ho deciso di scendere in capo con la lista Scanagatti è proprio l’attenzione riservata a noi donne. La proposta del sindaco uscente per la città è concentrata su 4 punti: “La nuova Monza”, “Le nuove professioni”, “I nuovi bisogni”, “Le nuove protagoniste”. Credo sia fondamentale affrontare il tema delle pari opportunità in modo trasversale e coinvolgendo tutti gli Assessorati. Parlo da madre e moglie lavoratrice, oltre che insegnante: è necessario lo sguardo femminile per rispondere alle esigenze delle donne che vivono la città.

Mi conceda una domanda personale. In una società che ancora fa fatica ad accettare completamente la totale emancipazione femminile, la donna impegnata e in carriera non sempre è vista positivamente. I primi ad esserne spaventati sono proprio i mariti e compagni. Cosa pensa suo marito della sua scelta politica?

La ringrazio per la domanda perché mi permette di ringraziare pubblicamente mio marito, che ha sempre sostenuto le mie scelte. Anche in questo caso, il suo appoggio non è venuto meno e per me è importantissimo sapere che sarà al mio fianco nella difficile sfida elettorale.

In tempi di pari opportunità, dietro ogni grande donna c’è un grande uomo.

 

XXI Giornata dei bambini vittime: Aiutaci a cambiare il vento!

Nel 1995 venne celebrata per la prima volta la Giornata dei bambini vittime (Gbv) della violenza, dello sfruttamento e dell’indifferenza, contro la pedofilia. Il tentato omicidio nei confronti di una bambina di 11 anni, i racconti di alcuni episodi di abuso e il suicidio di un ragazzo di 14 anni spinsero le famiglie della parrocchia Madonna del Carmine di Avola (Sr) e l’associazione Meter onlus di Don Fortunato Di Noto a dar vita all’iniziativa.

Dal 25 aprile al 7 maggio le sedi Meter presenti sul territorio nazionale e all’estero saranno impegnate nella promozione della Gbv al grido “Aiutaci a cambiare il vento!”
Il fondatore e presidente dell’Associazione Meter è Don Fortunato Di Noto, conosciuto a livello internazionale per la sua lotta contro la pedofilia e le organizzazioni pedocriminali.

Don Fortunato richiama a una “mobilitazione silente”, a una maggiore sensibilità attiva e operativa. I trafficanti delle schiavitù sessuali vengono troppo spesso tollerati e il crimine pedopornografico contro i minori è ben radicato e strutturato. Molto è stato fatto, ma il numero delle vittime resta alto. L’insoddisfazione di Don Fortunato, che rappresenta un faro per le famiglie che vivono il dramma dell’abuso, è rivolta a un sistema normativo internazionale non uniforme e che impedisce alla polizia di agire.

Il presidente di Meter riconosce gli sforzi compiuti dai pontefici Benedetto XVI e Papa Francesco, che si sono sforzati di fare la loro parte all’interno dell’istituzione ecclesiastica. Il 7 maggio Meter sarà in piazza San Pietro per il Regina Coeli del Papa che invierà un saluto a coloro che hanno aderito all’iniziativa. Istituzioni civili e religiose, associazioni e parrocchie, famiglie e giovani. Tutti uniti contro il reato più ignobile che l’uomo possa commettere. Tutti uniti in difesa dei bambini.

Renzi stravince alle primarie del Pd

Matteo Renzi trionfa alle primarie del Pd.

Secondo i dati ufficiosi comunicati dall’Organizzazione del Partito democratico, che sta ancora acquisendo i verbali, i votanti sono stati 1.848.658. Renzi ha conquistato il 70,01% dei voti (1.283.389 preferenze); lo seguono Andrea Orlando con il 19,50% (357.526) e Michele Emiliano con il 10,49% (192.219). Il totale delle schede bianche e nulle si aggira intorno al numero di 15.524.

Renzi commenta così la vittoria:Il congresso segna l’inizio di una pagina nuova, non è al rivincita o il secondo tempo della solita partita” . Il vincitore prosegue poi ringraziando i suoi avversari: ”Grazie alla straordinaria passione con cui Emiliano ha posto alcuni temi a iniziare dal Sud, assolutamente prioritario per il Paese. E alla forza con cui Orlando ha insistito sulla necessità di unire il partito e il Paese. Abbiamo bisogno di imparare dalle altre mozioni e lo faremo”. L’ex premier si rivolge anche all’Europa: “A Bruxelles chiediamo un cambiamento vero, non ne possiamo più di un’ Ue che non incrocia i desideri più belli di chi vuole l’ideale europeo. Non siamo contro l’Ue, ne vogliamo una diversa, l’alternativa a populismo è il popolo”.

Il governatore della Regione Puglia Emiliano si congratula con Renzi: “Ho telefonato poco fa a Renzi per fargli le congratulazioni, ma il nostro risultato è stato straordinario. Prima la nostra mozione, Fronte Democratico, non aveva strutture organizzate di alcun tipo”.
Anche il Ministro Orlando commenta il risultato delle primarie in conferenza stampa presso il suo comitato: “Mi congratulo con Renzi per la vittoria molto ampia. Ora dobbiamo ricostruire un patto con gli italiani su basi diverse, in particolare con quei pezzi di società più distanti dalla nostra proposta politica, e che spesso sono i settori popolari della società italiana”.

Parole di sostegno a Renzi sono arrivate durante le votazioni dal Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, che ha telefonato al suo predecessore mentre era in viaggio pre la visita in Kuwait. Il Ministro dei Beni culturali Dario Franceschini definisce l’esito delle consultazioni un “grandissimo risultato per Matteo e per il Pd”. Non condivide lo stesso entusiasmo Gianni Cuperlo, sostenitore di Andrea Orlando: “Resto nel Pd ma Renzi cambi atteggiamento”

Scambio di complimenti e incoraggiamenti su Twitter tra Matteo Renzi e il candidato alle presidenziali francesi Emmanuel Macron. “Bravo a @matteorenzi ‘in cammino/en marche’ funziona. Insieme, cerchiamo di cambiare l’Europa con tutti i progressisti”. Il neo eletto segretario Pd rispondendo al candidato all’Eliseo scrivendo in francese: “Grazie, caro Emmanuel. Viva la Francia, viva l’Europa (che cambieremo insieme) #enmarche #incammino”.