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Alternanza scuola/lavoro, riflessioni dopo due anni dalla sua introduzione

L’Alternanza era uno dei capisaldi della riforma dell’istruzione voluta dal governo di centrosinistra, all’interno del programma “la buona scuola” regolata dagli articoli 33 e 43 della legge 107/2015, l’Alternanza è un’attività obbligatoria per tutti gli studenti del terzo, quarto e quinto anno di scuole superiori che, secondo il MIUR, “aiuta a consolidare le conoscenze acquisite a scuola e a testare sul campo le attitudini di studentesse e studenti, ad arricchirne la formazione e a orientarne il percorso di studio e, in futuro, di lavoro, grazie a progetti in linea con il loro piano di studi”. Il monte ore varia a seconda della tipologia di istituto: tecnici e professionali 400, licei 200, da accumulare nel corso dei tre anni senza alcuna forma di retribuzione o rimborso spese.

Ma che ne sarà adesso di questa legge? Il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti ha già fatto sapere di voler ripensare il modello: “L’esperimento non è da archiviare – aveva detto alcuni giorni fa – perché consente agli studenti di iniziare a misurarsi con il mondo che li accoglierà, però vanno apportati dei correttivi e vanno mirati meglio i percorsi”.

Il ministro aveva annunciato una “revisione delle Linee guida”, perché “l’Alternanza scuola-lavoro dev’essere vissuta dalle scuole, e dalle aziende, come un’opportunità e non come un dovere”.

Sono già passati due anni dall’introduzione dell’alternanza scuola-lavoro anche nei licei. Quali problematiche e vantaggi ha portato?

Per i licei sorgono grandi difficoltà: infatti le aziende non sempre sono disposte ad accogliere ragazzi che ancora non sanno cosa diventare da adulti, che hanno solo le conoscenze di base come un liceo insegna. Sicuramente in un’azienda non andranno mai a far funzionare un tornio, come invece succederà per gli alunni degli istituti tecnici.

Inoltre le aziende devono organizzare corsi di sicurezza già svolti in parte dalla scuola e procurare le cosiddette “protezioni individuali”, devono mettere a disposizione una persona che seguirà un gruppo di ragazzi e che non svolgerà più la sua mansione per un certo periodo di tempo e che quindi dovrà essere rimpiazzata.Alla fine dello stage i ragazzi avranno un libretto: “il libretto del tirocinante”, che presenteranno in quinta all’esame di stato.

Molti docenti e molti studenti sembrano non essere soddisfatti. Tra i motivi principali di insoddisfazione per i ragazzi vi sarebbero il luogo di svolgimento dell’alternanza, la poca attinenza al percorso di studi e l’assenza di un tutor. Insomma, l’esperienza pare essere per molti poco utile, con un aggravio in termini di tempo e di impegno per i compiti e non particolarmente formativa.

Anche presidi e insegnanti non sembrano essere convinti: è richiesta un’organizzazione difficile, lunga e faticosa, a volte senza riuscire ad ottenere i risultati sperati.

Non meno importanti sono le proteste contro un possibile “sfruttamento” di forza-lavoro gratuita: in alcuni contesti pare, infatti, che le aziende impieghino in maniera impropria gli studenti, o fornendo esperienze di bassa qualità o addirittura attribuendo loro mansioni non coerenti con il progetto formativo. Nonostante le buone intenzioni insomma, pare che l’alternanza scuola-lavoro sia ancora considerata un incubo, un fardello spesso totalmente inutile o addirittura dannoso.

Importante, diventa dunque la presenza di professionisti qualificati e tutor che dialoghino con gli insegnanti e coinvolgano gli studenti, al fine di ideare percorsi davvero rivolti alle esigenze dei ragazzi, ultimi e più importanti fruitori di questa nuova iniziativa

Alternanza, attivati più di un milione e mezzo di tirocini
Secondo il Ministero dell’Istruzione sono 1.590.617 gli studenti coinvolti nell’Alternanza nei primi due anni dall’introduzione della riforma. Il dato si riferisce agli anni scolastici 2015/2016 e 2016/2017 e prende in considerazione soprattutto i ragazzi iscritti alle classi terze e quarte, quelle per le quali la riforma era già entrata in vigore.

Il bilancio dei primi due anni di Alternanza è disponibile nel report pubblicato a fine maggio dal Miur. In percentuale, a prendere parte al piano Alternanza sono stati l’89,6% degli studenti delle classi terze e l’88,9% di quelli di quarta. La percentuale di partecipanti è più alta nelle scuole statali rispetto a quelle paritarie, dove uno studente su quattro non ha preso parte al programma.

Licei o istituti professionali? Ecco i più coinvolti
Se in valore assoluto la maggior parte dei tirocini svolti riguarda i liceali (il 55%), in percentuale quelli più coinvolti sono gli studenti degli istituti professionali. Anche in questo caso bisogna fare alcune considerazioni: gli iscritti alla scuola secondaria di II grado, nel 2017/2018, erano 2.633.319. E gli studenti dei licei sono di più, in termini assoluti, rispetto agli altri.

L’alternanza scuola-lavoro, più che una “simulazione” di un lavoro da propinare agli studenti, potrebbe diventare un’utile opportunità per aprire nuovi orizzonti ai ragazzi, per chiarire loro quale percorso intraprendere dopo la maturità.
Sia nel mondo scolastico per quanto riguarda la scelta universitaria sia nell’approccio con il mondo del lavoro, per fare cio’ bisogna che lavorino in sinergia studenti, scuola, istituzioni e aziende.

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