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Absorbed by light: l’opera ispirata al ventunesimo secolo

AMSTERDAM: al Festival delle luci in mostra l’installazione Absorbed by light”

Il suggestivo ‘Amsterdam light Festival‘ illumina la città olandese e riscalda i periodi più freddi, quest’anno l’aforisma che funge da tema è il famoso “Il medium è il messaggio” ripreso dal padre del determinismo tecnologico, Marshall McLuhan.

Absorbed by light: l’opera specchio della realtà contemporanea

L’avvento delle protesi tecnologiche riguarda pienamente il mondo della modernità, intriso del mito dell’informazione virtuale. Gali May Lucas, artista inglese e Karoline Hinz, scultrice berlinese, con la collaborazione dello studio Design Bridge attraverso l’opera “Absorbed by light” cercano di spiegare al pubblico la relazione tra uomo e tecnologia.

Illuminata tutti i giorni dalle 17 alle 23, l’opera è collocata di fronte all’Hermitage Amsterdam, la sede olandese del museo di San Pietroburgo. Una panchina, tre persone sedute su questa, zero relazioni. E’ la mancanza di interazione il perno dell’opera: tutto accade all’interno degli schermi dei loro smartphone, che illuminano volti dalle espressioni appena accennate.

Lo scopo della sua presenza non è giudicare un cattivo modo di approcciarsi all’innovazione, ma piuttosto l’osservatore è invitato a prendere concretamente parte all’opera. I passanti difatti si siedono accanto alle figure inanimate non soltanto per sentirsi parte di un’opera d’arte da fotografare, ma anche per aprirsi ad un’importante riflessione: guardarsi dentro.

L’origine del successo

Tre le 30 opere in mostra, Absorbed by light è la più gettonata sui social. Non è difficile comprendere le ragioni del suo smisurato successo: gli osservatori riescono a rispecchiarsi nell’opera. E’ la vita quotidiana, la tendenza a trascurare presenze reali per immagini virtuali, la posizione che assumiamo troppe ore al giorno, l’incapacità oramai di distinguere un oggetto esterno dal nostro stesso arto: sono questi i concetti descritti da quelle figure statuarie, per niente umane, eppure così vicine all’umanità.

Un’opera che tocca l’inquietudine quando il buio diviene troppo scuro e la sola cosa che persiste è la luce artificile di uno strumento elettronico: sarà forse metefora dell’esistenza attuale? Quando nei momenti più neri riesce più semplice cercare un sollievo digitale piuttosto che reale?

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