Airola: 15enne in carcere salvato da un tentativo di suicidio

AIROLA- 15enne tenta suicidio: salvato dagli agenti penitenziari

Proveniente dal campo di Giugliano, un 15enne rom ha tentato il suicidio nella giornata di ieri 27 settembre. Il detenuto si trova nel carcere di Airola, nella Valle Caudina, con accusa di scippo e ha tentato di impiccarsi alle sbarre della finestra della sua cella con un lenzuolo. Il caso si è concluso in modo sereno per il pronto intevento degli agenti della polizia penitenziaria, che hanno sottratto alla morte il giovane.

La notizia è stata annunciata dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, che ringraziano coloro che hanno ridotto notevolmente il numero dei tentati suicidi nelle carceri, difatti la questa cifra è in costante crescita, essendo il suicidio la causa di morte più comune nei penitenziari.

Il Segretario della SEPPE, Donato Capece sollecita l’Amministrazione della Giustizia Minorile a intervenire: “Da tempo il SAPPE ha denunciato, inascoltato, che la sicurezza interna delle carceri è stata annientata da provvedimenti scellerati come la vigilanza dinamica e il regime aperto, l’aver tolto le sentinelle della Polizia Penitenziaria di sorveglianza dalle mura di cinta delle carceri, la mancanza di personale – visto che le nuove assunzioni non compensano il personale che va in pensione e che è dispensato dal servizio per infermità -, il mancato finanziamento per i servizi anti intrusione e anti scavalcamento. Lasciare le celle aperte più di 8 ore al giorno senza far fare nulla ai detenuti – né lavorare, né studiare, né essere impegnati in una qualsiasi attività – è controproducente perché lascia i detenuti nell’apatia: non riconoscerlo vuol dire essere demagoghi ed ipocriti. La realtà è che sono state smantellate le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8 ore al giorno con controlli sporadici e occasionali, con detenuti di 25 anni che incomprensibilmente continuano a stare ristretti in carceri minorili. Mancano Agenti di Polizia Penitenziaria e se non accadono più tragedie di quel che già avvengono è solamente grazie agli eroici poliziotti penitenziari, a cui va il nostro ringraziamento. Serve con urgenza un netto cambio di passo sulle politiche penitenziarie del Paese. Per lee carceri c’è ancora tanto da fare: ma senza abbassare l’asticella della sicurezza e della vigilanza, senza le quali ogni attività trattamentale è fine a se stessa e, dunque, non organica a realizzare un percorso di vera rieducazione del reo”.

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