Il Bois du Cazier e la memoria della comunità italiana in Belgio

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Quando si parla di migrazioni spesso gli italiani dimenticano di essere stati (e di esserlo ancora oggi) un popolo di migranti. Alcuni paesi, principalmente occidentali, hanno visto negli anni una migrazione italiana minore e non organizzata in gruppi o reti basate sulla nazionalità, altre nazioni invece hanno incontrato veri e propri esodi partiti dal Bel Paese, come Stati Uniti, Canada, Svizzera, Germania e Belgio, che negli anni hanno anche contribuito a modificare la geografia sociale di alcuni territori come ad esempio la nascita di Little Italy a New York o la “italianizzazione” di alcuni paesi della regione della Vallonia in Belgio. Ed é proprio in questo paese che esiste un luogo simbolo della memoria storica italiana, il Bois du Cazier di Marcinelle. A pochi chilometri da Charleroi, che molti conoscono per l’aeroporto servito da Ryanair che connette la capitale europea al resto del continente (interessante è vedere quali sono le mete più frequenti a livello di connessioni di questo aeroporto con l’Italia, che spesso ancora oggi rispecchiano le principali zone di origine delle comunità italiane migrate in massa tra il 1946 e 1958), si trova il piccolo borgo di Marcinelle, paesino sconosciuto ai più in Europa, ma tristemente famosa a buona parte degli italiani, soprattutto quelli con qualche anno in più. A pochi passi dallo snodo principale di vie che forma il centro cittadino di questo villaggio sorge ancora oggi il Bois du Cazier, l’ex cava di estrazione di carbone che l’8 agosto 1956 che fu la tomba di 262 lavoratori (su 275 presenti. Le vittime sono state 136 italiani, 95 belgi, 8 polacchi, 6 greci, 5 tedeschi, 3 ungheresi, 3 algerini, 2 francesi, 2 appartenenti all’area dell’allora Unione Sovietica, 1 britannico e 1 olandese). Molti ricordano il nome di Marcinelle e conoscono una delle più grande tragedia riguardante la migrazione italiana all’estero (più gravi furono solo quelle di Monongah e Dawson negli Stati Uniti), ma pochi, troppo pochi, conoscono la possibilità di poter visitare l’ex cava e gli spazi in cui i nostri persero la vita, cercando di ridare la giusta dignità al loro lavoro e alla loro memoria.

Attraverso un percorso audioguidato (possibile in varie lingue, tra cui l’italiano) dalla voce di due attori che impersonificano un ex minatore e sua sorella in un ipotetico viaggio della memoria, gli spazi del Bois du Cazier rivivono, raccontando passo dopo passo un luogo che nonostante tutto veniva percepita come una seconda casa, spesso a pochissimi passi da quella che era la prima, quella stanza condivisa con tanti altri minatori, spesso anch’essi italiani. Luoghi condivisi con connazionalicon i quali spesso esistevano problemi.di comunicazione dati dai dialetti, a volte usati come lingua madre, diversissimi tra loro, che cambiavano radicalmente a seconda della regione di provenienza. I nostri connazionali arrivavano qui e in altre zone minerarie della Vallonia e delle Fiandre, per via di un accordo tra Italia e Belgio chiamato Uomo-Carbone siglato da De Gasperi e Van Acker, dove in cambio di lavoratori dal Bel Paese (esclusivamente giovani maschi per accordo sotto i 35 anni reclutati attraverso i famosi poster rosa affissi nelle sedi di tutti i comuni italiani) il governo di Bruxelles inviava carbone nel nostro paese (2000 italiani a settimana in cambio dell’impegno di vendere all’Italia 2.500 tonellate di carbone ogni 1000 persone partite. Tra il 1946 e il 1957 partirono verso il Belgio 223.972 italiani per lavorare nell’idustria locale.

Il Bois du Cazier oggi al suo interno ospita (non sono mancate le polemiche per aver deciso di condividere questo luogo dedicato alla memoria con altre attività non inerenti) il Museo del Vetro e il Museo dell’Industria, che porta in questi spazi principalmente scolaresche belghe e qualche italiano, interessato per studio o relazione familiare a questo importante luogo, simbolo della storia sociale, economica e politica italiana.

Oggi il Bois du Cazier rimane un luogo con un altissimo potenziale turistico ed educativo che non viene sfruttato a sufficienza e che rimane ad oggi totalmente snobbato dai principali tour operator italiani che vendono la destinazione Belgio. Oltre ad avere un importante ruolo storico, questo museo ha ancora oggi, un importante ruolo simbalico. Da qui, proprio dopo la strage di Marcinelle, in Belgio e in Europa vennero inserite maggiori tutele per la sicurezza dei lavoratori nelle miniere e per prevenire malattie professionali estremamente pericolose come la silicosi.

Il borgo di Marcinelle e il Bois du Cazier continuano ancora oggi ad essere un luogo di memoria, una memoria che continua a vivere e che può essere utile agli italiani per imparare dagli errori per evitare di commetterli nell’accoglienza dei migranti nel nostro paese.

Il manifesto rosa affisso nei comuni italiani per reclutare migranti disposti a partire per il Belgio dopo l’accordo Uomo-Carbone

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