Catania – Indagato per disastro colposo il caposquadra dei pompieri

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Secondo la Procura, lo scoppio sarebbe stato provocato durante lʼintervento per la “cattiva valutazione dei fatti” da parte del caposquadra.

Marcello Tavormina, il 38enne capo della squadra dei vigili del fuoco coinvolta nell’esplosione di una palazzina a Catania, è indagato per disastro colposo e omicidio colposo plurimo. Nell’incidente due pompieri sono morti e un terzo è ricoverato assieme a Tavormina in Rianimazione. Secondo la Procura, durante l’intervento la “cattiva valutazione dei fatti” da parte del caposquadra avrebbe provocato lo scoppio.

Intanto è stato sentito dalla squadra mobile uno dei vicini di casa di Giuseppe Longo, il 75enne morto carbonizzato. Felice Lizio ha raccontato di avere visto un pompiere intervenuto “usare un arnese per tagliare il lucchetto della seconda porta dell’abitazione”. “Gli ho detto ‘ma che sta facendo’ e – ricostruisce Lizio – lui mi ha risposto, ‘si allontani’. Ho fatto due passi, riuscendo a tirare per la giacca il mio vicino di casa, e c’è stata l’esplosione”.

La sua testimonianza, verbalizzata dalla polizia, avrebbe fatto scattare, come iniziativa dovuta a atti irripetibili, l’iscrizione nel registro degli indagati del caposquadra Tavormina. “L’uso dell’arnese” sarebbe così “la cattiva valutazione dei fatti” contestata dai magistrati.

“Mi sento un miracolato – ha raccontato Lizzio – di quegli istanti terribili non ricordo tanto il boato, quanto l’onda d’urto che ha sbalzato i vigili del fuoco”. E’ stato lui a lanciare l’allarme e a chiamare i soccorsi dopo avere sentito odore di gas provenire dalla casa di Giuseppe Longo, il piccolo artigiano dalla cui bottega si è sprigionata l’esplosione. ” pompieri erano in cinque, sono arrivati subito – ha ricordato – hanno fatto un primo sopralluogo in via Garibaldi, poi si sono spostati in via Sacchero, nella seconda uscita dell’appartamento sventrato; hanno visto una flebile luce e, immaginando che l’anziano si fosse sentito male, hanno effettuato un sondaggio con un attrezzo per valutare il grado di saturazione. La stanza era satura di gas, a questo punto – sottolinea – si sono spostati nella parte dell’immobile in via Garibaldi e uno ha afferrato un arnese per tagliare il lucchetto della porta di ferro del negozio di bici. Poi l’esplosione…”.

Leonardo Pietro Moliterni

Presidente dell'Associaizone L'Ancora Redattore Responsabile di Cronaca e Attualità

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