Kikò Nalli: un figlio di Sabaudia

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Kikò Nalli è un personaggio della TV italiana, ma soprattutto è uno dei tanti figli di Sabaudia che con fatica ed orgoglio sono riusciti a costruire la loro vita altrove in un periodo in cui la città non offriva loro molte chance. Kikò Nalli lo conosco da molti anni poiché è stato un dei miei barbieri preferiti. Quando inaugurò il primo dei suoi saloni di hair stylist, a Sabaudia dopo il suo successo in Uomini e Donne” di Maria de Filippi, io ero lì.

Kikò Nalli un figlio di Sabaudia
Kikò Nalli un figlio di Sabaudia

Ricordo un locale arredato con colori accesi tra i quali dominava il rosso, e soprattutto c’era un divanetto a forma di labbra a ricordare quello rosso in cui sua moglie sedeva nella trasmissione Uomini e Donne” di Maria de Filippi, dove tra l’altro si conobbero.

Questa intervista è dedicata a Kikò Nalli quindi scelgo volutamente di non coinvolgere la sua ex moglie nel suo racconto personale. In questa intervista l’ormai famoso hair stylist  racconta una parte della sua vita per lui ancora dolorosa. Un racconto personale che coinvolge la scomparsa di suo padre, Adolfo Nalli, e il relativo cambiamento della sua vita di adolescente.

 Queste le domande.

 1. Kikò che tipo di sogni avevi da bambino?

“Caro Gianluca, la mia infanzia credo sia stata stupefacente e piena di sogni che soltanto in pochi all’epoca potevano fare. Ero soddisfatto di me e consapevole di poter fare qualcosa di importante per poter rendere felici papà e mamma. C’era amore nella mia famiglia, ed io lo percepivo appieno, tutto filava liscio ogni giorno per me e per i miei fratelli: Gianluca e Serenella. Erano giorni di piena felicità, quelli che vivevo da bambino.”

2. Quindi la vostra era una famiglia unita nei sentimenti?

“Si Gianluca, eravamo felici. I miei genitori lavoravano nella loro attività e andava tutto bene anche dal punto di  vista economico. Eravamo cinque in famiglia, i miei genitori più noi tre figli, non ci mancava mai niente.”

3. Che lavoro facevano i tuoi genitori?

“Avevano una semplice macelleria, erano umili e onesti, questo la clientela lo sapeva e si fidava dei loro consigli nel comprare il taglio di carne giusto. Addirittura mia madre dava alcune delle sue ricette casalinghe per soddisfare la clientela meno esperta. In oltre mia madre Graziella riuscii a prendere un lido, che ha tutt’oggi, dove collocò un semplice gazebo per la ristorazione. Saranno passati già circa venticinque anni.”

 All’improvviso Kikò cambia tono di voce, mi guarda con le lacrime agli occhi e salta la quarta domanda. Decide di raccontarmi come ha scoperto della morte di sua padre.

“Caro Gianluca, in un maledetto giorno d’estate, mentre tornavo a casa dall’ultimo giorno di scuola sentii due signori che parlavano tra di loro. Uno disse: “Hai visto che è morto Adolfo Nalli.” Credimi Gianluca mi si gelò il sangue. Stavo camminando sopra ad un marciapiede della mia Sabaudia, e all’improvviso quella notizia raggelante sparsa al vento da due sconosciuti! Credetti di aver sentito male, ma mentre mi avvicinavo al negozio dei miei genitori, sotto i portici, sentii urlare mia madre e capii che purtroppo la notizia riguardava proprio mio padre.

Il portico era gremito di gente che cercava di assistere mia madre. In quel preciso istante tutti i miei sogni di adolescente andarono in frantumi come cristallo… Avevo soltanto quattordici anni! Mio padre morì nel negozio per un infarto. Capisci! Io stavo rientrando a casa spensierato, e ad un certo punto il gelo dentro le vene!

Da quel momento il cielo che per me era pieno di sole diventò nero, non riuscivo più a capire nulla, tutto diventò inutile; i sogni divennero incubi. I sorrisi di un ragazzo appena adolescente diventarono pianti. Non avrei più potuto confrontarmi con mio padre in un età difficile per ogni adolescente. Non sapevo con chi avrei potuto parlare delle delusioni che la vita mi avrebbe dato, non avevo più chi mi proteggeva, chi mi dava la forza di diventare grande.

Istintivamente mi chiusi in me stesso e capii che non era più il tempo di essere bambino e che dovevo diventare grande tutto insieme. Senza sapere neppure cosa avrebbe comportato. A quattordici anni tu sai studiare, giocare, flirtare, divertirti con amici, ma non sai che cavolo vuol dire diventare grande.”

Dopo un momento di commozione riperdiamo l’intervista.

4. Perché hai scelto di diventare barbiere, e dopo addirittura hair stylist?

Kikò Nalli un figlio di Sabaudia
Kikò Nalli un figlio di Sabaudia

“Avevo sempre avuto la mania di tagliare i capelli. A undici anni già tagliavo i capelli a mia madre, ai miei fratelli, ai miei cugini, e ai miei compagni di scuola. Mi divertiva lavorare in spiaggia sotto il gazebo di mia madre. È lì che io “Kikò Nalli” cominciai a capire che avrei voluto fare questo lavoro. In pratica è sotto il gazebo di mia madre che cominciò la mia storia lavorativa.

Quindi dopo la morte di mio padre, trasformai questa mia mania in vero lavoro. Aprii il mio primo negozio in assoluto a Sabaudia, avevo sedici anni ed avevo appena conseguito la qualifica regionale; senza quella non avrei potuto aprirlo. Vedendo che gli affari andavano bene aprii un altro negozio a Latina, avevo 26 anni.

Credevo che nel capoluogo di provincia avrei avuto più successo, e fu così. Però io volevo andare più lontano, volevo raggiungere Milano. E a 29 anni, appena dopo tre anni dell’apertura del negozio a Latina, riuscii ad aprirne un altro a Milano. Fu meraviglioso. Ma volli osare di più, e dopo due anni andai a Riccione, avevo 31 anni.”

5. Quindi grazie al tuo lavoro hai girato quasi tutta l’Italia.

“Ahahahah, sì Gianluca. Finché un giorno andai a cercare moglie, e tornai a Sabaudia per aprire un salone. Vi restai per ben quindici anni, e  da qualche anno ho aperto un salone a Roma. Credo che viaggiare sia molto arricchente perché conosci posti e gente nuovi, tutti dovremmo avere il modo di viaggiare. Io ho avuto coraggio e fortuna per spostarmi con il mio lavoro ovunque sono andato.”

6. Credi che qualcuno ti abbia guidato da lassù?

“Gianluca, amico mio, certo che si. Mio padre. Dopo la sua morte sentivo sempre la sua presenza nella mia vita mentre crescevo, come anche oggi che sono un uomo. Misi in pratica un suo detto:

“Kikò mio ricordati che nessuno ti regala nulla, ma tu sei il tuo destino; fai ciò che vuoi nella vita ma fallo con passione abbassando la testa, e suda fino allo sfinimento.  Allora avrai fatto qualcosa di importante”.

Dovevo dimostrare ai miei genitori: Graziella e Adolfo quanto io valessi. Queste parole mi risuonano nelle orecchie da sempre, e fino a quando potrò io suderò spaccandomi la schiena per arrivare a fare qualcosa di buono.

Ecco perché credo in quello che faccio, me lo ha insegnato mio padre, e ancora oggi questo insegnamento lo ritrovo in mia madre che lavora felice nel suo lido con tanto sudore e tantissima soddisfazione.”

7.  Tuoi progetti futuri?

“Guardare i miei figli diventare uomini.”


8. Cosa mi dici dell’erosione della costa di Sabaudia?


“Mi dispiace tanto, ma d’altronde la natura fa il suo corso. Sono con tutti i miei concittadini e con la mia famiglia di origine che ha un lido sulla costa. Spero che la cosa si risolva. Un abbraccio a tutti i miei amici Sabaudiani.”


Ringrazio ed abbraccio il mio amico Kikkò Nalli per questa intervista toccante.

Gianluca Calagna

Bolognese verace, età moderata, pungente e diretto, simpatico, affascinante. Diplomato in ragioneria, diplomato in comunicazione e marketing, diplomato in counseling, esperto e qualificato in informatica di base, diplomato in grafologia criminalistica, altre qualifiche e diplomi che non vi dico adesso... Redattore di “Polizia progettogiustizia” ed. Europolis Roma 1995-1997 Redattore di “Eidos” edizione Eidos coop sociale Latina 1997-2002

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