Il discorso muto tra Italia e Niger

Rapporti sempre più complicati negli ultimi giorni tra il governo italiano e quello Niamey, la capitale del Niger, dopo che il paese africano ha annunciato di non essere a conoscenza della missione di Roma in territorio nigerino, per bloccare il flusso dei migranti diretti verso l’Europa di passaggio nella nazione africana, transiti in partenza soprattutto da Camerun è Nigeria.

Il governo semipresidenziale del Niger afferma di aver appreso la notizia dell’impegno italiano sul proprio territorio da un lancio dell’agenzia di stampa francese Afp (Agence France Presse). Questa improvvisa scoperta ha portato alcuni membri governativi rimasti anonimi a lasciare dichiarazioni a Radio France Internationale che affermerebbero il totale disaccordo, già comunicato al governo italiano dopo la lettura della notizia su Afp, di una missione militare inviata da Roma sul proprio territorio.

“Non siamo stati consultati né informati” sarebbero state le parole di un membro del governo nigerino alla radio francese mentre un altro membro del governo di Niamey rimasto anch’esso anonimo ha affermato “abbiamo detto agli italiani attraverso il nostro ministro degli esteri che non siamo d’accordo”.

L’episodio avviene dopo una visita avvenuta tra il 3 e il 5 gennaio del Ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano, proprio sul territorio nigerino in occasione dell’inaugurazione dell’Ambasciata Italiana sul territorio, al momento punto di riferimento per la zona del Sahel. In tale il ministro ha incontrato il suo omologo Ibrahim Yacouba e il Presidente della Repubblica Mahamadou Issoufou.

Il Niger e i confini nigerini

Proprio la posizione centrale del Niger ha reso questo un paese un luogo di passaggio strategico per raggiungere Algeria o Libia da paesi come la Nigeria, per poi imbarcarsi verso l’italia o la Spagna.

I passeurs, coloro che gestiscono in modo illegale i flussi di migranti di passaggio nel territorio di Niamey, per l’aumento negli ultimi mesi dei controlli, stanno gradualmente modificando la rotta, facendo passare i migranti non più da Agadez ma da Ingall, proveniendo da Aderbissenot, Tchinbtabanaden e Abalak.

Ancora prima delle dichiarazioni alla stampa francese a creare attrito tra Niger e Italia erano state le dichiarazione proprio di un rappresentante della Regione di Agadez Mohamed Anacko (consiglio regionale di Agadez) che intervenendo a fine novembre a Bruxelles all’incontro del Fondo fiduciario Europa-Africa ha dichiarato “Gli aiuti a sostegno del Niger non sono sufficienti. I giovani non hanno futuro. Prima l’economia della zona si basava sul trasporto dei turisti. Il turismo al momento non c’è e non esistono altre opportunità (riferendosi al mestiere di passeur). Abbiamo bisogno di altri investimenti”.

Il Niger ha già ricevuto proprio dal fondo fiduciario 110 milioni di euro che allo stato attuale non sono ancora risultati essere utili per contrastare lo sfruttamento di essere umani, il commercio di vite e l’approccio mafioso dei passeurs.

Nonostante la posizione di richiesta di maggior supporto economico da parte di Niamey, il principale problema del piano anti flussi migranti ideato dal Ministro dell’Interno italiano Minniti (500 soldati inviati in Niger e creazione di corridoi umanitari che porterebbero in Europa 10.000 rifugiati con una preselezione fatta in territorio africano) rimane la fattibilità del piano, tra costi enormi (stimati come simili o superiori rispetto a quelli impiegato nel sistema attualmente vigente del sistema dell’accoglienza), governi alleati che non rispettano pienamente gli accordi e la mancanza di eticità del piano, che non porta garanzie alla sicurezza delle persone, garanzie che anche grazie anche agli accordi improvvisi proposti alle ONG impiegate nei soccorsi, sembrano allontanarsi sempre più, evitando di dare una risposta al grandissimo problema dei e delle migliaia di migranti in attesa di salpare verso l’Europa rinchiusi in centri di detenzione libici (giustificati come luoghi dove portare chi entra illegalmente nel paese), dove non vengono minimamente rispettati i diritti umani basilari (da sottolineare anche il fatto che la Libia non ha mai aderito alla Convezione di Ginevra e per questo motivo al momento risulta impossibile richiedere asilo sul territorio di Tripoli).

 

 

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