Turchia, bilancio delle purghe a un anno e mezzo dal golpe

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Il proverbio “anno nuovo, vita nuova” non vale in Turchia: è passato un anno e mezzo dal golpe del  15 luglio 2016 e solo nella prima settimana del 2018 sono state condotte  ben 729 operazioni dalle forze di sicurezza, per un totale di 643 arresti. La maggior parte degli arrestati è accusato di legami con Fethullah Gulen, il presunto mandante del golpe.

Dal 2016, sono circa 50mila le persone arrestate con l’accusa di terrorismo e più di 110mila le persone licenziate o sospese nel Paese. Il governo di Ankara ha deciso di estendere lo stato d’emergenza per la sesta volta, raggiungendo una durata totale di almeno 21 mesi. Sulla Gazzetta ufficiale continuano ad essere pubblicati decreti governativi che legittimano l’epurazione: l’ultimo proprio la vigilia di Natale, con il quale sono stati licenziati 637 militari, 360 membri della gendarmeria e 150 fra accademici e personale universitario.

Numerosi giornalisti sono stati arrestati con l’accusa di “tentata eversione dell’ordine costituzionale” e di “tentativo di sostituire un nuovo sistema di potere a quello democraticamente insediato”. Nel corso del 2017, 189 giornalisti hanno dovuto interrompere le proprie attività e 58 di questi sono stati arrestati. E ancora: chiusi 35 giornali o riviste, impedito l’accesso a 37 siti web, cacciati altri 25 giornalisti da istituzioni pubbliche o dipartimenti governativi, revocato il tesserino di abilitazione professionale a circa un centinaio di giornalisti.

Con il referendum costituzionale del 16 aprile 2017,  “il nuovo presidente” può nominare ministri e alti funzionari, sciogliere il parlamento, dichiarare lo stato d’emergenza, emanare decreti e nominare 12 giudici su 15 della Corte costituzionale, passando da un sistema parlamentare ad uno di tipo presidenziale. Sebbene le riforme saranno attuate dal 2019 e permetteranno all’attuale presidente di mantenere la carica con poteri più ampi degli attuali fino al 2029 o addirittura fino al 2034, Erdogan sembra aver già assunto pieni poteri, totalmente assorbito dall’eliminazione fisica dei nemici.

Nonostante l’appello di scrittori e giornalisti, le purghe continuano indisturbate; per il momento, l’unico fuori dal coro è stato il presidente francese Macron, il quale ha invitato ad uscire dall’ipocrisia di una possibile adesione della Turchia all’UE a causa dei disaccordi sulle visioni delle libertà individuali.

Antonella Gioia

Classe 1995, di origini lucane, laureata in Scienze politiche, sociali e internazionali, frequenta attualmente il primo anno di magistrale in Comunicazione pubblica e d'impresa a Bologna. Innamorata della sua terra, appassionata di libri, attratta dai dettagli trascurati, interessata a tutto ciò che riguarda il marketing e la comunicazione. La penna è la sua parte migliore e la curiosità è il suo difetto più grande.

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