Peste in Madagascar: 140 vittime. Se si diffondesse, la conterremmo?

Il rischio di contagio in Europa e USA è plausibile, ma affrontabile. Sempre che il virus non muti.

0
419

ANTANANARIVO (Madagascar) – La , sull’isola africana ha fatto già 140 vittime e gli scienziati affermano potrebbe non avere ancora raggiunto il suo picco. Inoltre, il professor Paul Hunter microbiologo ed esperto di patologie all’University of East Anglia,  non nasconde la sua preoccupazione riguardo alla possibilità che il virus possa ancora mutare e diffondersi anche in Europa e negli Usa, attraverso il trasporto aereo.

Il Madagascar è uno stato insulare immerso nell’oceano Indiano, al largo della costa orientale dell Mozambico; l’isola principale, anch’essa chiamata Madagascar, è la quarta più grande isola del mondo: un paradiso della biodiversità diventata, negli anni recenti, anche meta del turismo globale. Lo spettro che la minaccia nelle ultime settimane, però, è simile a quello dell’ di Ebola del 2014, anche se la situazione attuale riscontra alcune grandi differenze, rispetto a quella di quei mesi: la peste, spiega ancora Hunter nella sua intervista, questa volta ha interessato soprattutto le aree urbane dell’isola e questo ha inevitabilmente aumentando il rischio di trasmissione in modo esponenziale. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha fornito 1,2 milioni di dosi di utili a combattere la malattia, e la Croce Rossa Internazionale è essenziale formare più volontari possibile, così che le informazioni sulle misure preventive siano capillari e in rapida diffusione. Oggi, già dieci Paesi del continente africano sono in stato d’. Il professor Hunter, sulle pagine del Daily star, ha comunque rassicurato che le Nazioni più avanzate dovrebbero riuscire a contenere la malattia nella forma attuale: “Avremmo alcuni casi isolati, se la peste dovesse raggiungere l’Europa o gli Stati uniti, ma il tutto non dovrebbe diffondersi come, invece, ha fatto in Madagascar. Come qualsiasi morbo” aggiunge anche “la vera preoccupazione è che muti e diventi incurabile”. Sull’isola malgascia, purtroppo, si sta registrando la peggiore pestilenza degli ultimi 50 anni: sono state già contagiate più 2 mila persone e 140 hanno perso la vita. Nella maggior parte dei casi, responsabile è la peste polmonare, una forma più letale della peste bubbonica, proprio quella che nel 1300 devastò la popolazione europea: la peste bubbonica si diffonde attraverso le punture di pulci infette, ancora frequenti nei Paesi equatoriali, mentre la peste polmonare si trasmette per via aerea, semplicemente attraverso la tosse.

 

In entrambi i casi, i sintomi includono febbre molto alta, mal di testa e tosse; alcuni pazienti soffrono di emottisi. Affinché la malattia non diventi mortale, informa sempre il professor Hunter, è indispensabile intervenire entro 72 ore dall’infezione; solo in quei casi, infatti, si può sperare di curare con gli antibiotici, purché somministrati rapidamente. Proprio dal Madagascar, focolaio di partenza di questa epidemia di peste, arrivano comunque segnali positivi per cui sembrerebbe che l’infezione stia rallentando. Manitra Rakotoarivony, direttore della sensibilizzazione della salute della Nazione (titolo necessario in Stati così rischiosi da un punto di vista epidemiologico, ha dichiarato: “La lotta alla diffusione della peste presenta un miglioramento, negli ospedali ci sono meno pazienti e recentemente non ci sono stati più decessi”. L’allerta, in ogni caso, non si placa: in tutto il Paese, scuole e università sono chiuse per diminuire il rischio di contagio e favorire i controlli sanitari; i passeggeri di ogni autobus e taxi devono passare un check con un termometro e questo ha portato a una chiara speculazione sul prodotto. La vendita di questi presidi medici è aumentata e i prezzi medi sono passati da 100.000 ariari (31 dollari) a 220.000 ariari (69 dollari).

LASCIA UN COMMENTO