Nazionale, Italia sconfitta in Svezia: “Sventura”

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Qui non è questione di scuse, o di approccio sbagliato; qui c’è da capire se i giocatori italiani hanno, o meno, la personalità giusta per onorare una maglia prestigiosa come quella azzurra.

La storia del italiano non può essere macchiata da un gruppetto di giocatori che si spaventano davanti al primo avversario.

E la , prima ancora di pensare a quali possano essere i prossimi, non è certamente quello più impegnativo rispetto a quelli di una competizione mondiale.

Non è chiaro cosa abbia pensato , o quale dettame tattico abbia preferito per affrontare questa gara, ma è abbastanza evidente che le scelte fatte siano state indirizzate cercando di evitare meno danni possibili.

Tutto ciò ha però ridimensionato la veridicità del credo tattico che il selezionatore della Nazionale ha sempre paventato a gran voce, attraverso numeri e uomini durante tutto il cammino di qualificazione.

C’era bisogno di ringiovanire l’età media, c’era bisogno di convincersi attraverso un sistema di gioco nuovo e vincente, c’era la volontà di rinnovare quantomeno un metodo generale di che producesse maggiori garanzie in ottica futura.

E invece, Ventura, ha un pò deluso tutti coloro che l’hanno difeso fino alla gara decisiva per il passaggio di turno.

L’ si è presentata in Svezia orfana di Insigne, Florenzi, Eder e dei migliori De Rossi, Verratti e Belotti.

Sventurata e sfortunata, sicuramente, ma in ogni caso priva della personalità necessaria per misurarsi con una squadra modesta e assolutamente alla portata.

Ora ci sono pochi giorni per recuperare le energie e riordinare le idee prima di giocarsi le ultime carte con gli svedesi; e se è vero che possono sembrare pochi, dopo aver assistito ad un crollo inaspettato, sono senz’altro sufficienti per accumulare la rabbia indispensabile da sfogare nella gara di ritorno a San Siro.

Lì ci saranno 70.000 persone agguerrite, una nazione intera a difenderli e un avversario da annichilire: lì, volente o nolente, qualcuno dovrà prima buttare la palla in porta e poi, gentilmente, chiederci scusa.

 

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