Con l’ingresso nel mondo del di magnati miliardari l’economia finanziaria del ha subito una variazione sostanziale dal punto di vista delle modalità di acquisto e vendita; il valore dei giocatori si è alzato vertiginosamente a causa dell’aumento generale della disponibilità economica dei club ma questo andamento si registra soprattutto in una cerchia ristretta di campionati ricchissimi sia a livello monetario che tecnico: i big-5. Fanno parte dei big-5 Premier League, Ligue 1, Liga, Serie A e Bundesliga.

Nel 2017 questi colossi della finanza hanno speso in totale 5.9 miliardi di € nel mercato estivo tra prestiti e cessioni, registrando un incremento del 41% rispetto all’anno precedente; all’interno di questa cifra il campionato che ha speso di più è la Premier League, che stacca nettamente Serie A e Ligue 1 con 1.55 miliardi.

Da questa cifra la spesa media del club inglese si stanzia intorno agli 89 milioni, seguita a distanza dai 56 del club italiano e 34 del club spagnolo; in proporzione la spesa del campionato inglese rappresenta il 34% di quella totale dei big-5.

Il grande esborso fatto dalle squadre inglesi non ha però portato i frutti sperati, infatti la Premier è il campionato con il maggior numero di bilanci in rosso: soltanto 6 squadre hanno chiuso il mercato estivo con i conti in regola.

Invero, il campionato con il saldo netto più positivo è la Ligue 1, grazie ad un calciomercato costituito da imponenti cifre ma di tipo autarchico in cui i flussi di denaro viaggiavano da una squadra all’altra senza mai uscire dalla nazione.

Non a caso agli estremi della di bilancio dei big-5 troviamo due squadre francesi, il Monaco con un saldo di +289 milioni e il PSG con un saldo di -343 milioni; ciò è frutto di frequenti ed ingenti scambi tra il club della capitale e quello del principato.

Quest’ultimo ha contribuito a raccogliere i 3/4 del bilancio netto del campionato francese, che ammonta a 436 milioni.

Nell’altra faccia della medaglia troviamo sempre la Premier League, protagonista di un mercato che non ha prodotto il tornaconto sperato: nella classifica finale si piazza ultima per quanto riguarda il bilancio totale dei trasferimenti, con un rosso di -835 milioni dovuto alle spese nettamente maggiori (1771 milioni) rispetto alle entrate (936 milioni).

Il tracollo calcistico-finanziario dell’Inghilterra ha indebolito notevolmente il sistema dei trasferimenti, ma  l’introduzione di indennità da pagare club di oltre che una generalizzazione dei contributi di solidarietà per i trasferimenti internazionali potrebbero iniziare a rafforzare il sistema e a ridistribuire i meccanismi.

L’inflazione generale che ha colpito il calciomercato negli ultimi anni è causata anche dal divario negativo tra valore pagato e valore stimato per l’acquisto di un calciatore, direttamente correlato all’aumento smisurato e incontrollato dei capitali disponibili di cui sopra.

Nonostante i pagamenti siano, in media, inferiori del 30% rispetto all’effettivo valore (calcolato attraverso una serie di algoritmi e quindi abbastanza affidabile), nel calciomercato estivo del 2017 molti casi di sopravvalutazione dei giocatori da parte di alcuni club, oltre a richieste esagerate da parte dei “venditori”, hanno portato quest’ultimi a spendere più del necessario per il loro acquisto, innescando di conseguenza un’inflazione generale che ha danneggiato il campionato inglese più degli altri.

Due esempi significativi sono quelli di Mendy, passato dal Monaco al Manchester City per una cifra di 29 milioni superiore al valore effettivo, e Zappacosta, ex terzino granata ora in forza al Chelsea con un sovrapprezzo di più di 18 milioni.

Gli unici casi che hanno arginato queste spese folli sono stati gli acquisti di Salah e Rudiger, entrambi arrivati in Premier League dalla Roma, che hanno portato nelle casse inglesi un risparmio di oltre 34 milioni.

In generale si registra una tendenza di inflazione nei big-5 a causa della sottovalutazione dei reali dei giocatori, oltre all’aumento dei costi, e se non si impongono regole serie di fair-play finanziario valide per tutti questa tendenza non potrà che aumentare vertiginosamente in futuro fino a raggiungere livelli tali che l’essenza vera dello sarà soltanto un ricordo disperso negli intrighi monetari degli affari economici.

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