Liberi di Fare: affermare l’autonomia delle persone con disabilità

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Liberi di Fare: Manifestazioni in tutta Italia il 3/4/5 novembre. “Abbiamo una lunga lista di ambizioni e aspirazioni, e nessuna intenzione di lasciar perdere. No briciole di diritti no promesse di carta pesta”.

Liberi di fare è una rete di persone disabili e non che nasce dai social network. I temi trattati sono l’indipendenza, l’autonomia e l’autodeterminazione; un movimento di affermazione dell’autonomia delle persone con disabilità. Centrale è il “modello Sociale della Disabilità” -coniato da Mike Oliver in contrapposizione al “modello medico”- per cui la disabilità è causata più dal modo in cui è organizzata la società che dal deficit della persona: è l’ambiente che deve cambiare e diventare inclusivo delle caratteristiche di tutti gli individui. Proprio per questo la rete ha promosso per i giorni 3/4/5 novembre delle manifestazioni in tutta Italia per sensibilizzare sul tema dell’autonomia e dell’assistenza personale alle persone disabili. L’iniziativa ha preso piede dall’impegno di Maria Chiara ed Elena Paolini, due sorelle disabili che da tempo puntano i riflettori sulle gravi condizioni in cui versano i fondi destinati al pagamento degli assistenti personali, e che recentemente hanno scritto una lettera aperta Presidente del Consiglio e Ministri: “Siamo due sorelle,siamo disabili. Più precisamente, da sole, non riusciamo a fare quelle cose che la gente di solito fa se vuole restare viva. Quindi mangiamo, ci laviamo, puliamo casa e abbiamo una vita sociale innanzitutto grazie a delle assistenti personali. Le paghiamo grazie a due cose: i fondi ridicoli che lo Stato ci dà e gli enormi sforzi economici della nostra famiglia. Ma questi soldi finiranno presto, e allora dovremo limitare seriamente la nostra vita, e indipendenza, e felicità. È molto semplice. Senza assistenti, non potremo più uscire liberamente. Sì, perché i contributi statali attuali, di entità diversa di regione in regione, sono niente più che un’elemosina, una presa per i fondelli neanche tanto sottile”. Le due sorelle gestiscono anche un proprio blog  Witty Wheel dedicato a disabilità, stereotipi e giustizia sociale.

Nonostante i progressi raggiunti in alcune regioni, ancora troppe persone disabili che hanno bisogno di assistenza sono costrette a vivere in luoghi di isolamento sociale e segregazione, senza possibilità decisionale e vulnerabili a potenziali abusi. Oppure si trovano a dipendere dalla cerchia familiare, in un contesto di limitazioni reciproche e senza libertà di scelta.Diciamo chiara una cosa. La tragedia non è il non essere autosufficienti: la tragedia è vivere in un paese che pensa di essere ancora nel Medioevo.

Si legge nella lettera:” Vogliamo che venga dato a ciascuno secondo il proprio bisogno di assistenza. I fondi che ogni tanto vi vantate di stanziare per i disabili in realtà vengono destinati in gran parte alle case di cura, perché dietro alla case di cura – diciamolo ad alta voce – ci sono lucrosi interessi.
È lì che va chi non ha parenti, partner o amici che possano lasciare il loro per assisterlo. Ma cosa succede in una struttura residenziale per disabili?
Immaginate di non poter uscire, non poter vivere con chi vi pare, non poter compiere scelte e non avere libertà di movimento. Che tutto questo sia legale, solo perché sei disabile”.

E concludono l’appello: “Lo Stato ha il dovere di intervenire: proteggere le persone più vulnerabili e oppresse è proprio la sua funzione primaria. Andate a ripassarvi la Costituzione la Carta dei diritti ONU del 2009, e le leggi specifiche. Poi applicatele.
Abbiamo bisogno di assistenza ora, per vivere le nostre vite adesso. La clessidra della nostra sopportazione sta finendo, e siamo pronti a scendere in piazza se non vediamo risposte concrete. Sappiamo che quando volete vi muovete veloci, quindi aspettiamo azioni, e in fretta. Siamo qui, e non ce ne andiamo”. Quindi, fulcro del movimento è la diffusione e la promozione dell’idea di Vita Indipendente che, per una persona disabile, significa riuscire a compiere scelte ed autodeterminarsi, attraverso l’autogestione dei fondi finalizzati al pagamento di assistenti personali.

Questo principio viene già applicato negli Stati Uniti e in vari paesi europei (tra i quali Svezia, Inghilterra e Finlandia). Si tratta di un modello completamente diverso dalle prestazioni di assistenza “tradizionali” di tipo medico/assistenziale: la persona disabile si trasforma da oggetto passivo di cure standardizzate a soggetto attivo, in grado di assumere direttamente (o quando necessario tramite un tutore) gli assistenti, e definire tutti i dettagli della propria vita.

Per maggiori informazioni riguardo le manifestazioni e le rivendicazioni promosse: https://manifestazioneliberidifare.blogspot.it/p/parti-da-qui.html

Liberi di fare è una battaglia di dignità, in un secolo come il nostro nel quale tema centrale è l’inclusione in un ottica di diritti civili: dalle persone omosessuali, al riconoscimento di una vita piena e indipendente di persone non autosufficienti, alle pari opportunità. E’ necessario comprendere la posizione assolutamente attiva delle persone con disabilità e non di semplici oggetti passivi di cura e il loro assoluto diritto a decidere autonomamente il modo migliore con cui disporre delle loro vite.

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