Catania- Beni confiscati all’imprenditore Rapisarda per mafia.

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A distanza di due anni dall’arresto, è arrivata la dei beni, per un valore di un milione e mezzo di euro, dell’ catanese Vincenzo Salvatore , affiliato al Morabito . Il sequestro è avvenuto ad opera della Dia (Direzione investigativa antimafia) ,guidata da Renato Panvino, di Catania e riguarda l’  arrestato nel 2015 a seguito dell’operazione della Procura Distrettuale Antimafia “En Plein”, in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Catania nei confronti di 16 persone appartenenti al “Morabito-Rapisarda” di Paternò. Nel 2016, una nuova ordinanza di custodia cautelare fu emessa a carico dell’imprenditore, dal Tribunale di Catania nell’ambito dell’operazione dei Carabinieri denominata “Vicerè” per associazione di stampo mafioso e rivelazione di segreti d’ufficio nei confronti di 108 appartenenti al mafioso dei Laudani.

La storia imprenditoriale dell’allora 28enne è stata ben analizzata dalla Dia, infatti il 12 Ottobre 2015, la Prefettura di Catania aveva emesso un decreto interdittivo nei confronti della R.S.A. Trasporti Srl, dopo aver scoperto dalle indagini le frequentazioni con presunti malavitosi e come Rapisarda (amministratore unico della RSA fino al 29 giugno 2015) fosse molto vicino agli ambienti della criminalità organizzata. Dalle indagini sul patrimonio e societarie emerse poi che Rapisarda dopo l’arresto avesse ceduto le quote societarie di due aziende di trasporto a dei congiunti, con lo scopo di eludere eventuali misure patrimoniali. Le cessioni, quindi, furono considerate prive di efficacia e il Tribunale di Catania estese il provvedimento ablativo anche alle quote sociali che sono state fittiziamente cedute.

 E’ bene rammentare come il clan Morabito Rapisarda, di cui è affiliato il destinatario della misura eseguita dalla Dia, è stato fatto a pezzi nel 2016 nel corso dell’operazione Vicerè dei Carabinieri. Il azzerò l’intero organigramma, e permise gli arresti di oltre 100 indagati.
Vincenzo Salvatore Rapisarda è accusato dagli inquirenti di associazione e rivelazioni in atti d’ufficio.
Tuttavia nel 2016 il Riesame dispose l’annullamento per il figlio-imprenditore del capomafia, il quale non finì in carcere perchè colpito da un’altra misura cautelare sempre eseguita dai carabinieri ma nel 2015. In quell’anno infatti, le indagini riguardavano la cruenta guerra tra clan della , che portò all’uccisione del boss Turi Leanza (detto Padedda) che, scarcerato, aveva provato a creare un gruppo criminale da contrapporre a Rapisarda. Per i carabinieri il mandante del delitto sarebbe stato il padre di Vincenzo Salvatore Rapisarda. Il processo “En Plein” nel filone abbreviato è già arrivato a una raffica di condanne, Vincenzo Rapisarda è stato rinviato a giudizio e attualmente è giunto il provvedimento di confisca che interessa una società e quote di partecipazione di aziende operanti nel settore dell’autotrasporto e disponibilità finanziarie.

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