Esce oggi “Bushi”, il debut album dell’omonima band

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Esce oggi, 8 settembre 2017, il dei , una band rock marchigiana emergente. L’esordio nelle scene musicali avviene con un album che prende il nome della band, pratica che è ormai una consuetudine tra gli artisti e le band che debuttano ufficialmente sul mercato musicale con il primo disco, probabilmente per facilitare la memorizzazione del nome della band e creare così un maggiore impatto al pubblico.

I BUSHI sono: Alessandro “Urmuz” Vagnoni (chitarra, voci), Matteo “Tegu” Sideri (batteria, voce principale) e Davide Scode (basso, voci). Sono tre ragazzi di Porto San Giorgio, in provincia di Fermo, che hanno dato vita a questo progetto che è uscito per Dischi Bervisti e che si distingue per uno stile e un modo di porsi del tutto caratteristico. Tutto nasce da un’idea di Alessandro Vagnoni, la chitarra e voce secondaria del gruppo, a cui si deve l’ideazione delle musiche, dei testi e del concept grafico-lirico dell’album, che forse è proprio la cosa più particolare e che si contraddistingue. Il soggetto lirico e iconografico di questo loro alternative-math-rock è infatti totalmente incentrato sui sulla giapponese e infatti anche il nome della band richiama alla figura del guerriero militare del feudale. Dunque le 8 tracce del disco sono strutturate per far vivere l’epopea dei samurai, che da sempre simboleggiano nell’immaginario collettivo la contraddizione tra eleganza e crudeltà, tra tecnica sopraffina e aggressività pura, tra prestigio e decadenza. Anche la metrica nei testi richiama alla cultura jappo, in quanto questi ultimi sono brevi componimenti in versi haiku, che è il tipico della poesia giapponese, pronti a sorreggere delle lyrics tutte ispirate dai precetti delle scuole militari e filosofiche di tali nobili guerrieri e che fanno della ridondanza la loro caratteristica principale. Forse l’unico difettuccio che si può trovare nel disco è proprio la ripetitività di alcuni arrangiamenti in e di alcune scelte vocali che appaiono comuni a tutte le tracce del disco, ma potrebbe essere stata una scelta oculata per conferire un certo effetto ipnotico al tutto.

Il trio in questione è composto da polistrumentisti molto interessanti e da sempre molto attivi nel panorama musicale italiano; Alessandro “Urmuz” Vagnoni ha un passato in Bologna Violenta, Infernal Poetry e Dark LunacyDavide Scode faceva parte dei Kingfisher mentre Matteo “Tegu” Sideri dei RoninAbove The Tree & E-side e Maria Antonietta. Un’esperienza da mettere in campo e che fa la differenza in positivo anche per quanto riguarda la produzione di Bushi, davvero ben curata e attenta dettagli come ad esempio la durata del disco, che non supera la mezz’ora e fa sì che il lavoro non si appesantisca. La complessa architettura del riff system richiama vagamente i Meshuggah ma i testi e il sound sono influenzati dai Primus e da Shellac.

Insomma, un album multiforme e colorato, tutto da scoprire…

 

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