ILBIO: il primo vino biologico Lungarotti

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Sempre più aziende enologiche italiane si stanno convertendo al biologico.

Nell’ultima edizione di Vinitaly ha debuttato il primo vino biologico : si tratta di , Umbria Rosso Igt 2015. Un traguardo significativo che realizza gli obiettivi ecosostenibili da sempre perseguiti dall’azienda, nel tentativo di azzerare l’impatto ambientale della propria impresa.

Colore rosso rubino inteso e brillante, struttura da medio e lungo invecchiamento, il vino è frutto del vitigno principe coltivato nei 20 ettari di vigneto dell’azienda agraria Lungarotti a Turrita di Montefalco (450 metri sul livello del mare), in regime di agricoltura biologica certificata dal 2014. Dal gusto elegante e molto avvolgente all’attacco, con una buona alcolicità (14,50% vol) e richiami alla frutta rossa con note di balsamico, ILBIO fermenta in acciaio con macerazione sulle bucce per 25 giorni e affina per 10 mesi in botti da 30 hl e successivamente in bottiglia per 6 mesi. Il risultato è un vino molto versatile che si abbina ai piatti della cucina italiana ma anche a quelli delle tavole internazionali e una longevità che può arrivare a oltre 10 anni.

Prodotto in 10.000 bottiglie, ILBIO riporta in etichetta il catastale della tenuta dell’azienda agraria Lungarotti a Turrita di Montefalco, con tutte le caratteristiche principali del vigneto e delle uve, riprendendo l’antico uso di riprodurre sulla mappatura tutte le informazioni sul podere.

Non solo vino biologico, con la tenuta di Montefalco che dopo 3 anni in regime di conversione ha -trasformato tutta la sua produzione, ma anche interventi di ottimizzazione dei processi, in vigna e in cantina. L’analisi dell’andamento climatico con le capannine meteo, avviato nella prima metà degli anni ‘90, ha per esempio ridotto l’uso dei trattamenti fino al 30%; lo stesso risultato si è registrato sui consumi idrici attraverso l’immissione a diverse profondità di sonde ‘antispreco’ nel terreno, in grado di razionalizzare il bisogno idrico delle vigne.

Poi, sempre in campagna, massimo rispetto per la biodiversità del suolo, con la concimazione organica e il controllo meccanico delle infestanti; ma anche con la salvaguardia di boschetti naturali tra le vigne per la ripopolazione della fauna locale, o il semplice mantenimento dei fossi e delle strade bianche per la regolamentazione delle acque. 

Ma il pezzo forte, che contribuisce a risparmiare 200 tonnellate/annue di CO2, e a generare un’autonomia termoenergetica del 70% del fabbisogno è l’aver aderito come cantina pilota in ambito nazionale al progetto “Energia dalla vite” (premio Ecomondo). Attraverso lo scarto delle potature, i sarmenti vengono raccolti, triturati e bruciati per ottenere il calore necessario a produrre vapore, acqua calda e – con uno speciale scambiatore – anche acqua fredda per il condizionamento. Un ‘tecnocontrollo’ dei cicli produttivi raggiunto con importanti investimenti che hanno consentito di ridurre i consumi energetici, ma anche grazie a piccoli accorgimenti quotidiani (recupero dell’acqua di refrigerazione, recupero di materiali come carta, vetro, sugheri usati, le luci a tempo).

Tra i progetti sviluppati da Cantine Lungarotti, quello di compensazione di CO2 (assieme alle altre aziende socie dell’Istituto Grandi Marchi), o il recente MeteoWine dell’Università degli Studi di Perugia, che punta a ottimizzare e ridurre l’uso dei fitofarmaci e a migliorare la performance ambientale della produzione.

L’azienda è nata nel 1962 grazie a Giorgio Lungarotti ed è diventata famosa con il , uno dei pochi grandi vini italiani negli anni Sessanta e Settanta. Oggi condotta dalle figlie di Giorgio, Chiara (amministratore delegato) e Teresa. Il gruppo si pone come vero soggetto di marketing territoriale dell’intera regione grazie ai prodotti agricoli (oltre al vino c’è l’ottimo olio extravergine d’oliva), all’ospitalità nell’agriturismo Poggio alle Vigne (il resort Le Tre Vaselle al centro di Torgiano è attualmente in fase di ristrutturazione) e ai musei del vino (il Muvit nominato migliore d’ dal NYT) e dell’olio (il Moo).

 

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