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Settimane piuttosto preoccupanti queste, che ci vedono protagonisti di uno scenario globale sempre più complesso, tra killer che girano nelle campagne ferraresi, terrorismo e crisi geopolitiche come quella siriana.

Per affrontare in modo efficace la criminalità, le comunità hanno bisogno di essere  consultate e coinvolte maggiormente sui problemi che devono affrontare quotidianamente.

Coinvolgere il pubblico rappresenta una sfida in termini comunicativi e politico-istituzionali, ma può portare a una maggiore fiducia nel sistema giudiziario.

La polizia, ad esempio, ha un ruolo fondamentale da svolgere, in particolar modo nella comunicazione con le comunità per prevenire e  controllare il crimine.

Il ruolo dei social media e delle tecnologie della comunicazione hanno radicalmente influenzato il modo in cui le persone vivono, lavorano ed interagiscono.

Le forze dell’ordine si sono unite al dialogo virtuale, entrando nel mondo iperconnesso utilizzando i social media, rendendo pubblici e trasparenti i risultati raggiunti e il programma d’azione investigativo messo in atto contro le varie forme di criminalità.

La comunicazione pubblica delle forze dell’ordine si rivolge ora, con i linguaggi del web, direttamente all’utente, rendendolo partecipe, rispettando sempre le procedure tradizionali adottate nei casi di crisi ed emergenza, passando quindi anche per i media tradizionali, organizzando comunicati e conferenze stampa, interagendo con giornalisti e istituzioni.

L’interazione tra polizie e pubblici, all’interno dei social, è utile non solo per tenere aggiornato l’utente connesso, ma anche per poter valutare informazioni e materiale multimediale, che potrebbe rivelarsi utile nel corso delle indagini: foto, video, post o tweet sospetti, profili fake; lo stesso utente può servirsi dei social per segnalare o denunciare in diretta un comportamento deviante o criminale.

In realtà, il coinvolgimento della comunità  è diventata una componente essenziale che crea una vera e propria rete sociale ed investigativa, che coinvolge comuni, regioni, scuole, polizia, servizi sociali, settori pubblici e privati.

I professionisti dei media possono contribuire con una narrazione aggiornata e meno spettacolarizzata, educando il pubblico sulle strategie di prevenzione della criminalità e su come riconoscere i fattori di rischio.

Tuttavia, i media possono influenzare negativamente in termini di percezione del crimine.

La spettacolarizzazione e l’esaltazione di un comportamento violento, il dare poco spazio al racconto delle vittime, un profiling troppo sulla linea hollywodiana e poco realistico di un killer, uno storytelling costruito ad hoc che ripercorre tutte le tappe di una serie di omicidi o attentati, costruisce paure, sfiducia, egoismi, reazioni istintive.

Siamo in un periodo storico in cui comunicazione e la sicurezza pubblica necessitano di essere  “curate”, sono sinonimi di cooperazione, strategie operative, non possono essere continuamente viste come aspetti “di destra o di sinistra”; tutto ciò non è contenuto di un programma politico, ma deve diventare una pratica, un ‘azione costante  che va costruita e rafforzata nel tempo tra Istituzioni, forze dell’ordine e cittadini.

Educarci a questo è importante e contribuisce a sviluppare una cultura della comunicazione della sicurezza pubblica.

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