Bologna – 14enne musulmana rifiuta il velo, i genitori la rasano a zero

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Una 14enne originaria del Bangladesh e residente a con i genitori e le sorelle di 16 e 17 anni rifiutava di indossare a scuola il imposto dalla propria religione, perciò i genitori, dopo una ripetuta serie di episodi, l’hanno rasata a zero.

La ragazzina viveva in un contesto familiare piuttosto rigido, fatto di divieti e continue . Di nascosto, toglieva il velo prima di recarsi a scuola e lo indossava nuovamente quando rincasava. Più di una volta i genitori, dopo averla scoperta, l’hanno minacciata tagliandole una ciocca di capelli, finché l’ultima volta hanno deciso di punirla rasandole il capo. Davanti allo sgomento dei docenti che hanno visto la studentessa senza la sua lunga chioma nera, la ragazzina è scoppiata a piangere e ha raccontato l’accaduto. Gli insegnanti hanno immediatamente avvertito la la quale, a sua volta, ha contattato i che hanno fatto intervenire i .

In meno di 24 ore, la 14enne è stata sottratta ai genitori ed è stata affidata ai servizi sociali. Al momento, la psicologa sembra appoggiare la versione della ragazzina, la quale ha svelato le ripetute minacce e accuse da parte della madre per non essere ritenuta una “buona ”. Anche gli insegnanti affermano che, da circa tre-quattro mesi, la ragazzina aveva dei ripetuti contrasti con i genitori.

È discordante, invece, il parere degli stessi genitori e delle sorelle della vittima. La madre sostiene che sia stata sua figlia stessa a chiedere di tagliare i capelli e di non averla costretta. In più, afferma che la ragazzina avesse anche i pidocchi e pertanto era stato necessario un taglio netto. Le sorelle, che al momento vivono ancora con i genitori, appoggiano la versione della madre.

È da verificare la veridicità delle versioni. Il procuratore proseguirà con le indagini, interrogando, se necessario, i compagni di classe della studentessa. Il fatto ha suscitato l’interesse di molti, e hanno esposto la propria opinione a difesa del rispetto della legge e dei principi e il sindaco della città di Bologna, Virginio , ha affermato: “Dobbiamo spiegare a questi genitori che vengono in Italia che devono educare i loro figli non solo in base alle loro convenzioni più o meno religiose, anche se questo caso mi sembra proprio di un tipo di autoritarismo che noi negli anni ’70 chiamavamo autoritarismo familiare”.

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