In crescita e con un occhio al Made in Italy: la Corea del Sud nuova frontiera delle imprese italiane

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Le opportunità di business sudcoreane sono state l’oggetto del terzo ‘webinar’ compreso nel progetto ‘L’internazionalizzazione a portata di click”, ideato dal Ministero degli Affari Esteri e da Unioncamere Emilia-Romagna. Il progetto, teso a favorire le opportunità di conoscenza e di sviluppo per la crescita del territorio e sperimentare una metodologia di lavoro – il web – innovativa ed efficace in termini di costi-benefici, dopo aver puntato su Filippine e Indonesia, il 23 maggio scorso ha accesso i riflettori sulla .


Con due focal point, uno a Seoul coordinato dall’Ambasciatore Sergio Mercuri e l’altro a sotto il coordinamento della Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese, il webinar, attraverso una diretta via internet, ha tentato così di avvicinare le imprese italiane ai vantaggi offerti oggi dal Paese asiatico: un Paese con un reddito medio mensile di 3700 dollari per famiglia e con un Pil pro capite pari a 31mila dollari. Un Paese tradizionalmente chiuso alle culture esterne ma che, grazie al rapido processo di modernizzazione, guarda ormai da tempo ai modelli economici e culturali occidentali. E, secondo una recente indagine, tra le preferenze dei consumatori sudcoreani, il viene subito dopo il Made in Korea in tema di abbigliamento e gode comunque di buona fama nei settori legati alla creatività, al design, al piacere di vivere e alla tecnologia.
E-Mart e Gdo, la nuova frontiera per il Made in Italy a Seoul e dintorni
Proprio la Gdo, in questo contesto, rappresenta un canale privilegiato per ‘approdare’ a Seoul e dintorni. In un Paese con 50 milioni di consumatori e dei quali il 67% appartenenti alla classe media, i tradizionali negozi convivono alla grande distribuzione organizzata fatta di catene che fanno capo a gruppi locali o giapponesi. Lotte, Shinesegae e Hyundai sono le tre maggiori catene nel settore dei Department stores, specializzati nella vendita di prodotti di fascia alta. Tra i stores, segmento che dalla del 2008 ha preso vigore anche in Corea del Sud, prevale invece E-mart (gruppo Shinesegae), leader indiscusso con 130 negozi in tutto il Paese e autore di una vera e propria ‘price revolution’ riassunto nello slogan dei suoi punti vendita: “Ogni giorno è un’occasione”. Inaugurato nel lontano 1933, E-mart nel 2009 ha rilevato tutti i punti vendita di Wallmart ed oggi, con un profitto che nel 2010 ha superato i 750 milioni di dollari, punta alla quota totale di 180 negozi ampliando anche la gamma dei prodotti importati dall’ (abbigliamento per bambino, cappelli e sciarpe, borse, zaini e cinture). A testimonianza dell’interesse di E-mart per il Belpaese, il suo vicepresidente Christopher Callahan è stato tra i protagonisti del webinar del 23 maggio, intavolando anche b2b virtuali con i partner italiani.
Comprendere i gusti locali: negli arredi i coreani non amano il fai-da-te
Entrare nel mercato sudcoreano non è sempre facile: occorre aver ben presente usi e metodi di comunicazione di una popolazione che ama il lusso e la qualità dei prodotti oltre a quella dei servizi offerti dai venditori. Tutto ciò non fa eccezione nel settore Mobili & Arredi, nel quale, a dispetto che in , il fai-da-te non fa parte della cultura locale. I coreani sono soliti acquistare gli appartamenti con arredi inclusi: per entrare nel mercato della Corea del Sud, così, occorre entrare in contatto con gli stessi costruttori e gli studi di architettura. Lo spazio per il Made in Italy, comunque, esiste – come dimostrano i diversi marchi italiani già presenti sul mercato – e va allargato con un occhio ai gusti locali, piuttosto lontani dai nostri: la Corea, nel settore dell’arredo, resta infatti a metà tra il recupero delle tradizioni locali e un eclettismo frutto della rapida crescita del Paese.
Un turismo in crescita, dove l’Europa non è ancora protagonista
L’apertura all’esterno della Corea del Sud ha avuto una sua diretta influenza sul turismo: nel 2001 i sudcoreani che compivano viaggi all’estero erano 6 milioni, nel 2012 sono più che raddoppiati diventando 14 milioni. Le destinazioni privilegiate sono Cina, Giappone e Thailandia, seguiti da Usa, Filippine e Australia ma l’Italia, in ambito europeo, occupa il terzo posto tra i Paesi che i turisti coreani vorrebbero visitare, dopo e Gran Bretagna. Costo del viaggio, meta designata da tempo e consigli di amici e terzi sono i fattori determinanti per la scelta della destinazione. Con alcuni punti fermi: il viaggio è sempre piuttosto lungo, effettuato soprattutto da giovani poco avvezzi a perdere tempo. Il tour, infatti, deve essere un’occasione per conoscere ogni aspetto del luogo, dall’arte alla cultura, dalla gastronomia alle curiosità. Su questo punto l’Italia ha ancora da lavorare e il ‘webinar’ organizzato dalla Farnesina è stato anche l’occasione per valutare come soddisfare al meglio gusti e aspettative dei turisti dalla Corea del Sud.

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