Antonio Oliva, pittore dalle valenze spirituali

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Il gusto della tela preparata per essere dipinta; tubetti di colori aperti e sparsi ovunque, il profumo intrigante del colore ad olio, plasmabile, modellabile con i polpastrelli delle dita appena il colore si rapprende dove l’azzurro del cielo si fonde con le trasparenze dell’acqua. La percezione delle forme, tracciata con pennellate post divisioniste, archi all’infinito che spalancano finestre dove la tela comincia a prender forma secondo l’idea del pittore. Un blu oltremare compone la base materica per un cielo azzurro, robusto e tangibile.


Una selva di linee dalle tinte calde, spinge lo sguardo verso il punto che il pittore ha scelto di eleggere a fuoco della composizione; un movimento svelto di strade tracciate dall’uomo seguendo il disegnato dalla natura, si adagia nella scena. Le terre della sua Calabria, di Rende che gli ha dato vita, le cupole delle chiese, le case, i tetti, i campi si accendono di tinte calde e assolate si accostano l’una all’altra con armonica musicalità. Il risultato è un’opera dal sapore profondamente evocativo, un dipinto in cui la materia, sapientemente adoperata, rivela il contesto primordiale dell’uomo e svela una mutazione sensibile degli stati dell’anima. In questo modo riassume l’evolversi della sua formazione artistica, di una creazione che va oltre il significato dell’essere, oltre qualsiasi messaggio dell’arte. Le opere di sono riconoscibili perché rientrano nella cerchia delle opere classiche individuabili dall’elemento archetipico insito in esse, che salta evidente alla coscienza dell’intenditore.

D – Che rapporto ha Antonio Oliva con il suo pubblico?

 

R – Per quanto riguarda il giudizio sull’espressione artistica, il pubblico è fondamentale, ma è pur vero che non può considerarsi un metro infallibile ed unico. In molti casi un artista può non essere apprezzato e riconosciuto dai propri contemporanei, si pensi a oppure ad Amedeo Modigliani. L’ideale sarebbe quello di riuscire a comunicare con tutti, a prescindere dalla nazionalità e dai tempi, cercando un’apertura che dia la possibilità di farsi comprendere e di comprendere, come un faro, che con la sua luce vede e sempre con la stessa luce è visto. Non si può vivere senza la testimonianza di qualcuno, senza l’essenza di qualcosa di puro e pensante. È insito in noi il mostrarsi ed il riconoscersi.

 

D – Antonio Oliva che cos’è per te la , come definiresti il tuo modo di dipingere di interpretare le forme; un pensiero sull’arte?

 

R – Nella nostra epoca, dominata da fattori educativi e edonistici multimediali, l’arte potrebbe mantenere la sua centralità pedagogica continuando a rendere percepibile quella parte sacra ed immortale della realtà che nessuno strumento tecnologico, finora, ha mai potuto rivelare e rappresentare con migliori risultati. Simile alla preghiera, l’opera d’arte, dunque, dovrebbe riscoprire il suo ruolo specifico di tramite tra l’umano e il divino. Si tende a considerare il sacro al di là della vita quotidiana, penso, invece, che esso sia profondamente radicato nel quotidiano, costituendone il fondamento vitale ed eterno. Pertanto io non distinguo l’arte in arte secolare e arte sacra, ma considero l’arte nel suo insieme come arte sacra, a prescindere dai contenuti religiosi, poiché è espressione ed evocazione di valenze assolute ed eterne che appartengono alla realtà di ogni giorno. In effetti, credo che un artista riesca a creare un’opera di qualità o un capolavoro solamente quando la sua ispirazione è vicina ai valori universali dello spirito. Una sottile distinzione, semmai, può esserci tra l’arte sacra, che pone in evidenza l’essenza universale del quotidiano e l’arte religiosa che esprime il sacro attraverso temi legati a specifiche dottrine cultuali. Lo spirito incorporeo è una realtà parallela a quella visibile. La rivelazione della sua immagine ha bisogno di esperienze estetiche diverse.

D – Secondo il tuo punto di vista quale strada si prospetta all’artista del III millennio?

 

R – L’artista del nuovo millennio potrebbe, diventare simile all’asceta, con il quale condividerebbe l’amore puro per il sublime ed i linguaggi evocativi ed intuitivi propri della sfera dello spirito. La sua arte dello spirito, dunque, cercherà di evocare nell’anima dello spettatore una scintilla di verità attraverso il linguaggio della bellezza e dell’amore. La bellezza che si volge verso la Verità è un sentiero splendente che guida verso l’amore purissimo, inteso come desiderio ascetico di unione con l’Assoluto. Amore e bellezza sono, pertanto, i valori universali essenziali che l’opera d’arte dovrebbe evocare, qualora voglia tornare ad essere una via di conoscenza interiore. In virtù di quest’amore l’anima, come un fiore di luce, si dischiude alla calda luminosità della contemplazione mistica. E, poiché questa è la soglia infinita dell’inesprimibile, l’artista asceta sa che la sua opera, simile ad una preghiera visiva sacra, potrà tentare di far intuire solamente un bagliore, un frammento dell’ineffabile volto di Dio.

 

Antonio Oliva è cresciuto fuori dagli ambienti accademici ma dentro le sale dei musei dell’arte pittorica di Roma, Parigi, Firenze; a tre anni il suo primo disegno, a quattro il ritratto di sua Madre, a undici anni il suo primo dipinto ad olio. Francesco Bitonti, pittore, scultore e ceramista, è stato il suo primo maestro d’arte ed oggi è presidente dell’ U.C.A.I. (Unione Cattolica Artisti Italiani con sede a Roma) sezione Cosenza. I suoi veri maestri continuano ad essere Vincent Van Gogh, , ,

Antonio Oliva l’arte la respira nei viaggi, nelle città d’arte, sui volti della gente, nei suoni tipici delle band anche improvvisate che in ogni città si incontrano.

Il suo studio è di altra matrice, è sul volto dei bambini, nelle rimostranze sociali, nella disperazione dell’essere, nella diversità delle razze, nella dopo la tempesta. Le sue riflessioni sono per il periodo di svolta epocale che stiamo vivendo, di incertezza  dell’essere, di attese insperate, di soluzioni politiche, di improvvisi ripensamenti. Lo studio assiduo dell’arte l’ha condotto alla comprensione della genialità dei grandi apostoli della pittura moderna che hanno segnato la sua coscienza per l’arte e per la storia comprendendo a fondo i messaggi e le tecniche.

Predilige dipingere all’aria aperta per le vie dei borghi, lungo i fiumi, o nelle chiese, imparando a gestire gli innumerevoli colori della natura.

Le sue opere ci parlano di un mondo che passa attraverso l’instancabile osservazione di tutto ciò che è intorno all’essere, alle cose che vengono plasmate dall’arte e che riconducono ad una totalità di significati pregni di forza istintiva che genera suggestioni sconosciute, apre una finestra su quell’universo interiore che non ci appartiene ma della cui ineffabile malia possiamo godere per il tramite dell’artista.

 

 

 

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