L’11 gennaio 1999 moriva Fabrizio De André, ma la sua fama non è morta con lui

Poeta prima di essere cantautore, uomo prima di essere leggenda: la sacra storia di Fabrizio Cristiano De André comincia il 18 febbraio del 1940 nella sua amata Genova. Un’esistenza breva, ma piena: egli sarà costretto in una guerra contro un tumore ai polmoni, dalla quale uscirà sconfitto. Morirà l’11 gennaio del 1999, 20 anni fa, all’età di 58 anni. Ai funerali saranno presenti 10mile persone, col cuore molte di più, perché De André ha conquistato più generazioni, più nazionalità, scrivendo e cantando un mondo che appartiene a tutti.

De André è un occhio che manca ad una società che soprattutto negli ultimi 20 anni si è modificata rapidamente: egli avrebbe saputo inquadrarla. Il poeta degli ultimi è un appellativo che spesso ha ricevuto: di vagabondi e miserabili parlavano le sue storie. Di peccati e vizi narravano le sue canzoni. Un Caravaggio della musica: di prostitute trattavano i suoi capolavori.


Gli anni di Faber: la dedizione alla musica

Benedetto Croce diceva che fino a diciotto anni tutti scrivono poesie e che, da quest’età in poi, ci sono due categorie di persone che continuano a scrivere: i poeti e i cretini. Allora, io mi sono rifugiato prudentemente nella canzone che, in quanto forma d’arte mista, mi consente scappatoie non indifferenti, là dove manca l’esuberanza creativa.“: il padre lo sognava in toga nera in tribunale, la realtà era vederlo con in mano una chitarra. Dopo corsi di lettere e medicina, tenta di realizzare il sogno del padre, tuttavia lascia giurisprudenza a sei esami dalla laurea. Per discrepanze con la figura paterna e per la sua curiosità verso il mondo, Fabrizio lascerà la sua casa a 18 anni. Intraterrà un rapporto con una prostituta, scoprirà, come tutti i poeti maledetti, l’alcol e si avvicinerà al jazz. E’ il periodo della gioventù e delle prime esibizioni nei locali con altri nomi noti della musica italiana come Gino Paoli, Tenco e Bindi.

“Pensavo: è bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo incominciare una chitarra.” : disse, con la sua tipica capacità retorica e metaforica, Fabrizio De André. La scelta della musica prende così sempre meno le sembianze di un’alternativa e sempre più la forma di un obbligo dettato dal naturale talento. De André richiamò l’attenzione su quest’ultimo grazie a La canzone di Marinella, storia della morte di una prostituta, che venne dopo 3 anni interpretata da Mina, avviando la carriera di Fabrizio verso la fama. Un uomo profondo capace di cogliere gli aspetti più oscuri ed astratti della vita, di cui parla nei sui testi: in questo modo il dolore del vivere diviene il “Cantico dei Drogati“, l’idiozia e l’inutilità della guerra si concretizzano né “La Guerra di Piero” e l’Amore si racconta in molte rime create dall’artista. L’attesa, il fato, la fede: De André incrocia molte strade, senza fermarsi a nessun bivio.
Definì Gesù di Nazareth “il più grande rivoluzionario di tutti i tempi“, senza addentrarsi in questioni religiose anche perché “se Dio non esistesse bisognerebbe inventarlo. Esattamente ciò che ha fatto l’uomo da quando ha messo i piedi sulla terra”.

TRA AMORE NARRATO ED AMORE VISSUTO

Tre le più belle frasi d’amore si collocano le parole di De André, tra le più affascinanti storie d’amore si pone la relazione tra lui e Dori Ghezzi.

“I suoi testi li abbiamo, la sua voce la sentiamo cantare. Quello che mi manca di lui è la voce con cui parlava a me, però”: in un’intervista rilasciata sulla Rai a Gianni Minoli, Dori Ghezzi espresse sinteticamente il vuoto incolmabile lasciato dalla scomparsa di un grande uomo. I due si erano conosciuti inuno studio di registrazione, molti sguardi, poche parole. Fino a quando un amico in comune diventa l’anello per la nascita di un forte legame. Dori Ghezzi canta dal 1966, ha già successo, ma Fabrizio è già un mostro sacro. Sarà per quest’ultima ragione che la gente intimava Dori Ghezzi a non fidarsi dell’oscuro poeta che l’avrebbe fatta soffire: “Per fortuna non ho dato retta a nessuno”.

Fabrizio De André insieme con la prima moglie Enrica Rignon ed il primogenito Cristiano De André

E’ la magia dell’ultimo amore quella che coglie Fabrizio, già spostato in chiesa, nel 1962, con Enrica Rignon, Puny, di 10 anni più grande e madre del suo primo figlio: Cristiano.

Fabrizio De André, Dori Ghezzi e Luvi

Un matrimonio per alcuni aspetti infelice: nel 1974 la legge sul divorzio arriva in Italia e segna la fine del matrimonio, ma allo stesso tempo l’ufficialità del rapporto con Dori: nel 1977 dai due nascerà Luisa Vittoria, Luvi.

“Manzoni scrisse un romanzo popolare, cioè di popolo, Fabrizio il popolo lo ha cantato, tra felicità e drammi” afferma Dori Ghezzi in un’intervista rilasciata a “La Repubblica”, poco dopo la notizia del premio alla carriera, intitolato ad Alessandro Manzoni, che è stato assegnato al cantautore italiano per eccellenza, Fabrizio De André. In particolare alla sua memoria, che oggi ricorre. Il 10 novembre Dori Ghezzi ha ritirato il riconoscimento,andato in passato a Luis Sepúlveda e Dacia Maraini.

E’ l’occasione durante la quale Dori risponde a queste domande:

Tra le iniziative per il ventesimo, c’è qualcosa che la colpisce?
“Ogni 11 gennaio mi colpisce sapere cosa accade spontaneamente in piazza Duomo a Milano o al Pincio a Roma, dove dai nonni ai nipoti si ritrovano con i propri strumenti a cantare per ore le canzoni di Fabrizio. Mi piacerebbe molto partecipare ma non vorrei essere di disturbo, rischiando di interrompere la magia che ogni volta si crea”.

Che altre iniziative ci sono in ballo?
“Moltissime, che nascono spontaneamente da più parti d’Italia. A volte neppure la Fondazione De André è informata di tutte. Parto sempre dal presupposto che i tributi siano fatti con amore e in buona fede, come Fondazione siamo ben felici di patrocinare le varie iniziative che non prevedono scopo di lucro. Insomma, cerchiamo tutt al più di essere più severi con noi stessi nel cercare di non sbagliare. A volte è difficile evitare l’eccessiva sovraesposizione poiché non siamo noi i titolari dei diritti editoriali e discografici. Per fortuna i buoni rapporti ci consentono di collaborare e di realizzare progetti curati e, per quanto possibile, rinnovati”.


Alcuni scorci sulla vita di Faber

Fabrizio annovera fra i suoi amori la Sardegna, la terrà dove però fu sequestrato insieme alla moglie. Il rapimento avvenne a Tempio Pausania, e il sequestro durò per ben 117 giorni, finchè non fu pagata la cauzione richiesta di 600 milioni di lire, da parte del padre di lui, Giuseppe De André. Dori Ghezzi fu liberata il 20 dicembre, mentre, un giorno dopo, fu liberato anche Fabrizio. L’abilità di quest’ultimo seppe trasformare la situazione in uno spunto di poesia, in una riflessione morale: «Durante il rapimento mi aiutò la fede negli uomini, proprio dove latitava la fede in Dio. Ho sempre detto che Dio è un’invenzione dell’uomo, qualcosa di utilitaristico, una toppa sulla nostra fragilità… Ma, tuttavia, col sequestro qualcosa si è smosso. Non che abbia cambiato idea ma è certo che bestemmiare oggi come minimo mi imbarazza.» E’ il 1979, è l’anno del rapimento, al termine di questo, Fabrizio ne esce trionfante affermando in riferimento ai carcerieri:
“Noi ne siamo venuti fuori, mentre loro non potranno farlo mai.”

Amato dal pubblico, ma terrorizzato da esso: il cantautore scelse sempre di esibirsi nella penombra e, per sua stessa ammissione, solo dopo aver bevuto qualche bicchiere di whisky.

Finse di aver composto una canzone, che in realtà non era di sua creazione:
Metà degli anni ’60, Luigi Tenco e Fabrizio De André sono insieme agli altri amici della “scuola genovese”, quando all’improvviso Tenco, con l’indice rivolto verso Faber, gli domanda: “Senti un po’, sei tu che vai in giro dicendo che hai scritto la mia Quando?” al che De André subito risponde: “Guarda Luigi, ero con una donna alla quale piace Quando. Ho detto che l’ho scritta io e me la sono fatta” e allora Tenco ridendo: “Beh, se le cose stanno così…”. L’amicizia tra Tenco e De André fu così stretta che, quando Luigi si suicidò, Fabrizio gli dedicò la Preghiera in gennaio.

Faber: un soprannome che gli affibbiò l’amico d’infanzia Paolo Villaggio perché Fabrizio amava molto i pastelli colorati Faber Castell.

Milano e la memoria: gli eventi organizzati nella giornata di oggi

  • “Cantata anarchica” – Piazza Duomo – 11 gennaio
  • “Una Ballata per De André 2019” – Piazza San Fedele – 11 gennaio
  • Fabrizio De Andrè vive! – Spazio La Magolfa (via Modica, 8) – 11 gennaio
  • Falegname di parole – Presentazione del libro di Luigi Viva – Fondazione Feltrinelli (Viale Pasubio,5)
  • Faber is Back – La forza di essere “Venti” – Live Music Club -Trezzo sull’Adda

Fabrizio de André: 20 anni di buio, illuminati della luce della sua memoria, della sua fama, dei suoi testi poetici.

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